lunedì 3 luglio 2017

L'altro volto della speranza


Ho visto parecchi film di Aki Kaurismäki e devo dire che ho un debole per le sue storie minimaliste, per i dialoghi ridotti all'essenziale ma spesso ricchi di perle, per il suo senso dell'umorismo che esplode quando uno meno se lo aspetta e che risulta per questo ancora più dirompente, ma soprattutto mi piace il fatto che i personaggi dei suoi film siano quasi sempre degli sfigati o degli emarginati che però sono ricchi di umanità ed hanno buon cuore. Anche questo suo ultimo lavoro non fa eccezione; da un lato abbiamo un venditore di camicie che lascia la moglie, liquida il magazzino e, con i soldi ricavati, gioca a poker e guadagna una somma tale che gli consente di rilevare un ristorante e i dipendenti che vi lavorano; dall'altro c'è un profugo siriano arrivato in Finlandia per caso che, quando il permesso di soggiorno gli viene negato, entra in clandestinità e viene aiutato proprio dall'uomo di cui sopra. Non sono tutte rose e fiori; autorità e burocrazia non ci fanno una bella figura (anche se pure lì non mancano persone empatiche), mentre decisamente odiosi risultano i razzisti che in diverse occasioni se la prendono con il siriano, eppure il sentimento dominante è quello della speranza nell'iniziativa dei singoli che si aiutano gli uni con gli altri senza preoccuparsi del colore della pelle o di altro. Una piccola iniezione di fiducia nel prossimo necessaria in questi tempi bui.

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