sabato 18 novembre 2017

Intima apparenza - Edith Pearlman


Tenderfoot era un salone da pedicure sulla Main vicino a Channing Street. Due sedie reclinabili - di solito una occupata - si affacciavano sulla strada da una grande vetrata. Soli con Paige i clienti si confessavano in pubblico, chiunque poteva vederli e nessuno sentirli a parte lei.

Chi ha scritto che la Pearlman è una visionaria ha omesso di aggiungere che fa diventare visionari anche i propri lettori. Questa raccolta di racconti ha infatti il grande pregio di dipingere tutta una serie di personaggi e renderceli vivi, così che ci sembra di osservarli coi nostri stessi occhi. L'autrice vuole scavare nei fondo dei cuori, scrutare negli animi, e così spesso tira fuori quelle cose che ciascuno di noi conserva solo per sè, il non detto che non volemmo fosse mai rivelato. Il tutto viene fatto però con grande delicatezza, come se la Pearlman stesse sbirciando da dietro le tende. Una lettura veramente profonda e interessante.


mercoledì 15 novembre 2017

streghe e vampiri


Le streghe dell'East End è una serie che è andata in onda pochi anni fa e che mi sono gloriosamente dormita (come del resto mi sono dormita gli ultimi dieci anni di TV o giù di lì); tratta liberamente da una serie di libri di Melissa de la Cruz, scrittrice americana di origini filippine, è stata purtroppo interrotta alla seconda stagione per via del calo negli indici di ascolto, cosa che ha lasciato i fan con un palmo di naso perchè, come in ogni finale di stagione che si rispetti, nell'ultima puntata della seconda stagione rimangono diverse cose in sospeso che in teoria di sarebbero chiarite nella terza. E invece. A me le serie con le streghe di solito piacciono, anche perchè chi non vorrebbe avere poteri magici? Pensa che bello: schiocchi le dita e magicamente la casa si pulisce da sola e il bucato si stira per i fatti suoi, per non dire di tutti i dispetti che si potrebbero fare alle persone che ci stanno sui maroni. Comunque sia, le streghe di questa serie provengono da un altro mondo, dal quale sono fuggite a causa di una guerra fratricida; le protagoniste sono pure vittime di una maledizione per aver osato tradire il re, che altri non è che il loro padre e nonno. Si trovano a dover affrontare prima un potente mutaforma che vuole vendicare la morte del proprio padre per mano della capo-famiglia, mentre nella seconda stagione devono affrontare i pericoli derivanti dall'apertura del portale che collega i due mondi. Mi sono divertita a vederla e anche se non è che la metterei nella top ten delle mie serie preferite, l'ho trovata ben fatta e adatta come scacciapensieri. Peccato che l'hanno interrotta.



Anche questa serie è stata interrotta prima del previsto, ma almeno la cosa non è caduta come un fulmine a ciel sereno e gli sceneggiatori hanno avuto modo di far quadrare (quasi) tutti i conti prima della fine definitiva. Ormai ha dieci anni sul groppone e francamente non capisco perchè sia stata un tale flop. A me è piaciuta molto, così come a un certo gruppo agguerrito di fan che, a suo tempo, tentarono - inutilmente - di fare pressione perchè non venisse interrotta. La storia ha come protagonisti un vampiro che lavora come investigatore privato (e che grazie ai suoi poteri riesce facilmente a risolvere i casi) e una giornalista che vent'anni prima, da bambina, è stata salvata proprio da lui. Abbiamo quindi una trama da poliziesco unita alla love story, in quanto i due inevitabilmente si innamoreranno, pur tra le mille perpessità causate dal vampirismo di lui.  



A quanto pare Amazon, oltre a spedire pacchi e pacchetti, si diletta pure a produrre telefilm. Difatti questa serie, al momento di due stagioni, è targata Amazon Studios. Chiaramente indirizzata ad un pubblico giovanile, l'ho trovata divertente e ben realizzata, con tre giovani interpreti veramente molto in gamba. Le protagoniste sono infatti tre ragazzine dodicenni che si mettono a produrre le ricette magiche trovate sul libro della nonna di una di esse. Naturalmente spesso combinano pasticci che poi devono cercare di rimediare, e intanto cercano anche una cura per lo nonna che pare vittima di un incantesimo. Alla base di tutto c'è il libro omonimo di Cindy Callaghan, nota autrice di libri per ragazzi.

sabato 11 novembre 2017

rivisitazioni ibride


Una delle tendenze che noto più spesso riguardo alle serie TV di tipo fantastico è il fatto di fondere diversi elementi partendo da un personaggio classico. L'esempio più lampante è Penny Dreadful che ha messo in piazza di tutto e di più. Questa serie, che chiaramente s'ispira alla famosa accoppiata Jeckyll/Hyde, vede come protagonista il nipote del Jeckyll più famoso. La teoria è che il cambiamento di personalità non sia dovuto alla pozione, ma che sia innato; la pozione sarebbe solo un catalizzatore. Dunque di Jeckyll/Hyde ce ne sono sempre stati e sempre ce ne saranno (ammesso che figlino). Robert Jeckyll non sa nulla di ciò perchè il suo padre adottivo gli fornisce delle pillole che inibiscono la sua parte Hyde, ma ben presto si troverà immerso non solo nei propri problemi, ma anche in un complotto per riportare in vita un dio malvagio. L'ambientazione è la Londra degli anni Trenta; a me questa serie è piaciuta, anche se da principio mi aveva lasciata un po' perplessa, ma è indubbio che gli attori siano tutti molto bravi e che la trama sia risultata interessante abbastanza da coinvolgermi. Tuttavia la serie è stata interrotta dopo la prima stagione di dieci episodi che si è conclusa con uno di quei finali in cui non si sa se sono o no morti tutti. I motivi dell'interruzione sono stati sia gli indici di ascolto in calo che il fatto che la serie andava in onda in orario pomeridiano, cosa che ha causato una marea di proteste per via delle molte scene violente; magari se l'avessero trasmessa in seconda serata quando i bambini teoricamente dormono nessuno si sarebbe lamentato.



The Frankenstein Chronicles è una miniserie in sei puntate che è andata in onda un paio di anni fa; siccome ha riscosso grande successo, è stata prodotta una seconda stagione proprio quest'anno. Tale successo è certamente meritato; si tratta di una serie dai toni dark e inquietanti che, come suggerisce il titolo, si ispira alla storia di Frankenstein. Il protagonista è un ispettore della polizia fluviale malato di sifilide, John Marlott. Egli rinviene lungo il Tamigi un corpo annegato che, in seguito all'autopsia, si rivela composto di parti di otto diversi cadaveri di bambini. Gli viene ordinato di indagare in segreto per via del tema scottante; siamo nel 1827, epoca in cui era costume per i medici procurarsi cadaveri strappati alle tombe per portare avanti i propri studi di anatomia. Uno dei personaggi è Mary Shelley (nella realtà inventrice di Frankenstein) ed appare anche un morente William Blake. Marlott scopre delle verità scomode che finiranno per costargli la vita... o forse no. A me è piaciuta molto e spero di poter vedere anche la seconda stagione.



Poteva forse mancare il vampiro più famoso? Naturalmente no! Anch'egli però non ha avuto molta fortuna e la serie Dracula si è fermata a dieci episodi, probabilmente per via del fatto che la rivisitazione non è stata gradita dai fan del sanguinoso conte. In effetti mi associo ai fan; a me la serie non è piaciuta, tant'è vero che non sono nemmeno arrivata in fondo. L'ambientazione in epoca vittoriana è anche bella, però non mi ha convinto Jonathan Rhys-Meyers nei panni di Dracula, bensì sia un attore che in passato mi era anche piaciuto. Insomma, preferisco il Dracula cattivo e il mio riferimento continua a essere Gary Oldman nella versione di Francis Ford Coppola.



In questo caso il protagonista non è un mostro se non per via della straordinaria intelligenza. Elementary è una trasposizione di Sherlock Holmes in chiave contemporanea, ambientata a New York e con Watson che è una donna. Come serie mi è piaciuta, anche perchè, come ho già detto, apprezzo le indagini poliziesche basate sul metodo deduttivo. Per ora ho visto la prima e penso proprio che proseguirò con le seguenti. Quanto ai protagonisti, mi è sempre stata simpatica Lucy Liu (Watson), ma confesso che ho avuto problemi a digerire Jonny Lee Miller, non solo perchè il suo Sherlock Holmes è particolarmente irritante, ma anche perchè esteticamente non è il mio tipo d'uomo (per non dire di peggio). Certo, poichè non ho più dodici anni sono in grado di apprezzare un buon lavoro di recitazione anche se non gradisco la faccia dell'attore, ma non posso fare a meno di ripensare all'altro Sherlock visto di recente che mi piaceva sotto tutti i punti di vista.

mercoledì 8 novembre 2017

lunedì 6 novembre 2017

una Lucca a passo tranquillo


Da quanti anno vado a Lucca Comics? Boh! Di certo so fino a quando continuerò ad andarci: finchè mi divertirò. Dall'anno scorso il Comics si è allungato e adesso dura cinque giorni (chissà che faranno il prossimo anno che il primo novembre cade di giovedì e sarebbe quindi logico tornare a quattro giorni), cosa che è un po' problematica per chi non vuole restare per tutto il tempo. O magari è problematica solo per me che da due anni ho trovato posto in un B&B pidocchioso; non mi va di addentrarmi in una polemica e non posso cambiarlo, sia perchè non si trova un buco, sia perchè non è detto che gli altri facciano meglio. Per quest'anno comunque sono rimasta quattro notti, in modo da farmi i primi tre giorni di Comics e ripartire il sabato, prima che si scatenasse l'inferno. Di giorni di festa c'era dunque solo il primo novembre, gli altri sono stati un normale giovedì e venerdì, per cui di gente ce n'era relativamente poca e sono riuscita ad andarmene in giro con molto agio; perfino venerdì che pioveva e si doveva usare l'ombrello si riusciva a camminare senza problemi e ad entrare nei padiglioni senza morire schiacciati e/o soffocati. Ottima anche la novità per i possessori di biglietto per più giorni: ci hanno dato i braccialetti tutti insieme evitandoci di fare la fila per prenderli ogni giorno.

una cosplayer si rilassa nel giardino di Palazzo Pfanner,
una delle poche oasi di pace durante il Comics
in quanto l'ingresso è a pagamento

Come di consueto, ho dedicato allo shopping il primo giorno. Siccome volevo moderarmi, sono partita di casa con la lista e sono andata dritta a prendere solo le cose che volevo, anche se qualche piccola eccezione per strada ci è scappata. Comunque per ora di pranzo avevo già lo zaino pieno e il portafoglio vuoto, e per giunta una borsa con 35 manga formato deluxe che, a ora che sono tornata al B&B a lasciarla, ero più morta che viva. Decisamente la mia povera schiena è stata messa a dura prova in quei giorni! Il tempo era splendido e quindi ne ho approfittato per starmene in giro e fare foto; sono anche entrata nel bel giardino di Palazzo Pfanner che avevo sempre e solo ammirato dall'alto delle mura. Infine ho concluso la giornata assistendo alla proiezione dei lavori vincitori del Japan Media Arts Festival.

il photographer serio si riconosce dal fatto che si stende per terra

Il secondo giorno ho di nuovo passato molto tempo camminando e facendo foto. Per prima cosa sono stata alla Japan Town, quindi a due incontri, uno con Shintaro Kago e uno con Marjorie Liu e Sana Takeda. Nel dubbio se comprare o no un'action figure di Sailor Moon, ho finito invece con una sporta piena di Pocky, Kit Kat al tè verde e dorayaki. Sono anche stata all'orto botanico, dove si trovavano alcuni cosplayers in compagnia di photographers molto seri, oltre ad una manciata di turisti che ammiravano le foglie gialle.

un lavoro di Taiyo Matsumoto

Il terzo giorno purtroppo pioveva. Per fortuna non mancavano le cose da fare al chiuso, per esempio dovevo ancora visitare le mostre a Palazzo Ducale. Quest'anno ho potuto ammirare i lavori di Michael Whelan (l'artista che ha anche disegnato il poster di questa edizione), Igort, Federico Bertolucci, Arianna Papini, Taiyo Matsumoto, Raina Telgemeier e Sio. Finito lì, ci sarebbe dovuto essere l'incontro con Tite Kubo, autore di uno dei miei manga preferiti, ma già da due giorni si sapeva che non sarebbe venuto causa motivi di salute, quindi ho ripiegato per il cinema, dove ho assistito all'anteprima del documentario Never-ending Man: Hayao Miyazaki. A me è piaciuto, anche perchè penso sia riuscito a mostrare bene che tipo è il sensei. Dopo un pranzo veloce, mi sono fatta una vasca al padiglione dei games prima dell'incontro con la simpatica Siri Pettersen, scrittrice fantasy norvegese. 

idol giapponesi levatevi proprio!

Finito quello aveva finalmente smesso di piovere, così sono andata a fare merenda a base di takoyaki e mochi, mi sono vista un po' dell'esibizione delle idol italiane (e ancora non ho deciso se ridere o applaudire...) e ho ripreso la passeggiata sulle mura, prima di collassare al B&B.


Se devo fare un bilancio, non può che essere positivo, anche se dal punto di vista fotografico la mia frustrazione aumenta di anno in anno. Il problema è che ormai tra i cosplayers professionisti e i photographers si è creato un circolo vizioso impossibile da spezzare per una come me. La media è di 5-6 photographers per ogni cosplayer, quindi per riuscire ad arrivare a distanza ragionevole occorre sgomitare (inutile mettersi in fila, perchè tanto ne arrivano sempre di nuovi e non stanno certo a dare la precedenza, loro). Ho trovato i cosplayers sempre molto disponibili, nel senso che non mi hanno mai negato una foto e che quando si sono accorti di me in mezzo alla folla si sono girati pure dalla mia parte, ma è proprio qui che casca l'asino: se si trovano assediati, quelli che vedono sono i teleobiettivi da trenta centimetri dei photographers con le loro macchinone digitali, mica le mie macchine che, digitali o no, sono di dimensioni normali. Questo per quanto riguarda le foto scattate in quei posti che hanno sfondi adatti, perchè sperare di fare una foto decente tra la folla, con la gente che spunta da tutte le parti, è pura utopia. Del resto io, fotografando per diletto e non perchè voglio distribuire i miei biglietti da visita che così dopo il cosplayer va sul mio sito e mi chiede le foto che gli ho fatto per il proprio book (non ho mai capito se a gratis o no), non sono nemmeno interessata a rapirne qualcuno e monopolizzarlo per mezz'ora. Così mi è salita una gran voglia di dedicarmi alle foto rubate, che spesso danno più soddisfazione di quelle in posa; mi sa che il prossimo anno mi porto lo zoom e mi apposto dietro un albero. 

le foto rubate sono sempre le migliori


venerdì 3 novembre 2017

Compulsion - Meyer Levin/ Frenesia del delitto



Nulla ha mai fine, e se ripercorriamo a ritroso tutti i nessi causali sembra impossibile trovare un principio. Ci fu, però, un giorno in cui tutta questa storia cominciò a manifestarsi agli occhi del pubblico. Quel giorno Judd Steiner, arrivando in leggero ritardo alla lezione di storia del diritto del professor McKinnon, prese posto in fondo all'aula. Si sedette da solo nell'ultima fila, un gradino più in alto degli altri, e questa elevazione si confaceva al senso di superiorità che nutriva ne confronti di tutti loro.

Devo dire che sono fortunata quando mi reco in biblioteca: vado sempre a naso nello scegliere e spesso trovo libri che mi piacciono molto come questo. Si tratta di un classico, un romanzo del 1956 che ricostruisce quello che nel 1924 venne considerato il delitto del secolo. Si trattò del rapimento e dell'uccisione di un quattordicenne ad opera di due giovani e geniali studenti ebrei (Richard Loeb di diciotto anni e Nathan Leopold di diciannove), rampolli di famiglie molto ricche e rispettate di Chicago, e fu proprio questo uno degli elementi che destarono tanto scalpore. Gli altri furono il fatto che l'omicidio venisse compiuto senza altro motivo che il voler dimostrare di poter realizzare il delitto perfetto (anche se in realtà i ragazzi si lasciarono alle spalle tanti indizi da finirne letteralmente inchiodati) e la relazione omosessuale che i due avevano; fu inoltre il primo caso giudiziario in cui grande peso ebbero le testimonianze degli psicologi (allora chiamati alienisti), mentre l'avvocato difensore fu il celeberrimo Clarence Darrow che si produsse in un'arringa finale di ben dodici ore (contenente, fra l'altro, un'appassionata condanna della pena di morte, in quanto il nodo centrale del processo non fu tanto di giudicare o no la colpevolezza dei due accusati, quanto decidere se impiccarli o dar loro l'ergastolo). 

Nathan Leopold e Richard Loeb vennero infine
condannati all'ergastolo

Il libro è una ricostruzione molto fedele, anche per merito del fatto che Meyer Levin ne fu coinvolto direttamente. Coetaneo e conoscente dei due assassini, all'epoca lavorava già come giornalista ed ebbe un ruolo attivo nelle indagini (fu lui a collegare il cadavere sconosciuto rinvenuto nei pressi di una palude a quello del ragazzino rapito), oltre a seguire tutto il processo, per non dire che la sua fidanzata ad un certo punto venne affascinata da Leopold, tanto che la loro relazione finì. Nel libro i nomi sono tutti cambiati, ma la sostanza è la stessa, ed è stata un lettura davvero molto interessante e coinvolgente. Levin fra l'altro chiese una collaborazione a Leopold per realizzare questo libro (Loeb nel frattempo era morto in carcere, ucciso dall'ex-compagno di cella del quale pare avesse rifiutato le avances sessuali), ma Leopold si oppose al progetto, così come si oppose strenuamente alla realizzazione del film tratto da esso.


Tre anni dopo l'uscita del libro, ne venne infatti tratto un film omonimo per la regia di Richard Fleischer (da noi distribuito col titolo di Frenesia del delitto), ma il caso ispirò anche altri, non ultimo Alfred Hitchcock che trasse il suo film Rope (Nodo alla gola) dall'omonima piece teatrale; anche alcuni film più recenti si sono ispirati più liberamente alla vicenda. Quanto a Frenesia del delitto, il terzetto dei protagonisti (Dean Stockwell, Bradford Dillman ed Orson Welles) vinsero tutti il premio per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes del 1959. Ho voluto vederlo in quanto si tratta della versione più fedele al libro; malgrado ciò, ci sono parecchi cambiamenti e omissioni. Ero soprattutto curiosa di vedere come fosse stato trattato l'aspetto dell'omosessualità: è risultata del tutto assente, se non per un accenno talmente vago da essere di fatto nullo. Il film pare si sia dato la missione di rendere il più odiosi possibili i due giovani assassini, in particolare Loeb, mentre nel libro mi è parso che abbia dominato una volontà di comprendere i loro caratteri e le loro motivazioni. Poi è logico che tutti gli approfondimenti di quelle pagine non potevano trovare posto in una pellicola di meno di due ore di durata. Insomma, avendo visto il film dopo aver letto il libro, ne sono rimasta piuttosto delusa.

martedì 31 ottobre 2017

ottobre variegato

Ottobre si conferma uno dei miei mesi preferiti, ricco di cose da fare, e tra l'altro a questo giro il tempo è stato quasi sempre buono e le temperature si sono mantenute tanto gradevoli da permettermi di protrarre le letture in balcone. Me ne sono anche andata a zonzo spesso e volentieri, a volte da sola e a volte in compagnia.

mele grandi quanto ciliegie!

Per esempio, col marito sono stata alla Festa dei Frutti Dimenticati di Casola Valsenio dove abbiamo fatto shopping selvaggio: castagne, ricotta al forno, savor (una marmellata ottenuta aggiungendo al mosto d'uva i frutti un po' ammaccati che in autunno sono rimasti sulle piante), cotognata, birra artigianale e vino di vitigni rari e ripescati. Non potevamo non preoccuparci anche del dessert, per cui strudel per mariti e figli, per me peschine dolci farcite con la marmellata di castagne. Un'altra volta si potrebbe restare per cena, che agli stand c'era una succulenta selezione per niente vegana. Tornando a casa l'abbiamo presa larga e ci siamo concessi il gran tour delle colline e dei calanchi con sosta fotografica, of course. Poi a Casola ci siamo tornati pure la settimana dopo per visitare il Cardello e, visto che era presto, siamo arrivati fino a Monte Battaglia; peccato per la foschia, il panorama di lassù sarebbe stato bellissimo. Col panorama siamo stati più fortunati in un'altra occasione: c'era stato un forte temporale la notte prima e con l'aria ripulita la vista da Monte Mauro era perfetta, abbiamo intravisto perfino il profilo delle Alpi, oltre che i soliti grattacieli sulla costa.


A Bagnacavallo invece c'era una mostra su Goya, molto interessante, anche se viene da chiedersi che cosa si calava per produrre delle immagini così disturbate e disturbanti. Per Bagnacavallo abbiamo poi fatto due passi in quanto è una cittadina che merita a prescindere dal nome divertente - da bambina mi avevano fatto credere che effettivamente ci si trovassero degli equini a mollo.


il tempietto di Villa delle Sirene

Grazie alle visite guidate organizzate dalla Proloco, abbiamo fatto un'incursione nel parco di Villa delle Sirene, di proprietà di uno dei ricconi locali. La villa di per sè è off limits perchè abitata, ci hanno fatto entrare giusto nell'oratorio; il parco è una meraviglia, ci sono pure i fenicotteri rosa e un'isolotto per le passeggiate romantiche (pare che nell'Ottocento andassero molto).



Oltre alla gita a Milano, sono stata anche a Ferrara a vedere la mostra delle foto vincitrici del World Press Photo. Sono immagini forti che richiedono un certo conforto spirituale successivo, per cui dopo ho fatto ciò che non mi è riuscito a Milano, ovvero sbafarmi un bel pasto coreano. Restando in argomento di foto, in ottobre ho anche fatto la mia seconda mostra fotografica. Insomma, non si può dire che sia stato un mese noioso!

venerdì 27 ottobre 2017

Anna vs Anna vs Anna


Spesso mi capita di fissarmi con qualcosa e finisce che me lo sorbisco declinato in tutte le salse. Per esempio, qualche tempo fa una delle mie amiche di penna giapponesi ha tirato fuori Anna dai Capelli Rossi. Per chi non lo sapesse, l'anime che arrivò da noi nei gloriosi anni Ottanta era tratto dalla serie di libri scritti da Lucy Maud Montgomery agli inizi del 1900 (Anne of Green Gables, Anne of Avonlea, Anne of the Island, ecc). Non ho idea della popolarità che abbiano goduto da noi, ma pare che i giapponesi li abbiano amati parecchio (del resto non ne avrebbero tratto un anime sennò, o almeno credo), e comunque li ama parecchio la mia amica. Insomma, mi è tornato in mente l'anime, che guardavo e che mi piaceva, e non so come da lì sono arrivata alla serie TV prodotta dai canadesi a partire dal 1985 in tre diverse rate, ovvero: appuratane l'esistenza e scatenata la curiosità, è partita l'inutile ricerca in rete e l'unica cosa che sono riuscita a trovare è stato un cofanetto omnicomprensivo con i sottotitoli in olandese. 

Megan Follows (Anna) e Jonathan Crombie (Gilbert)

Mi ci è voluto un po' per decidermi a guardarlo, e non perchè nel frattempo stessi studiando l'olandese, ma solo perchè cercavo di aver fiducia nel mio inglese che, se a leggerlo e scriverlo non mi dà problemi, a comprenderlo nel parlato è un altro paio di maniche. Comunque sia, alla fine mi sono vista il tutto e me lo sono molto goduto, anche se a volte non capivo una cippa. Ho trovato molto ben riuscite le prime due serie, mentre la terza, che non ho nemmeno capito quanto sia fedele ai libri e quanto inventata di sana pianta, se la potevano risparmiare. Gli attori protagonisti mi sono sembrati molto azzeccati, specialmente Megan Follows nel ruolo di Anna.


Naturalmente sono stati tratti altri film da questi libri, difatti quando mi è capitato di imbattermi in un film per la TV, sempre canadese, del 2016 non ho resistito e ho deciso di guardarlo. In realtà è saltato fuori che anche questa è una serie, ma non so se riuscirò mai a vedere gli altri episodi. Molto carino anche questo, anche se la versione di trent'anni fa la preferisco decisamente. Gli attori sono ugualmente bravi, però il primo cast corrisponde maggiormente all'idea che mi ero fatta dei personaggi, inoltre nella serie di trent'anni prima il ritmo era più brioso e ironico, e, senza nulla voler togliere a Ella Ballentine, Megan Follows rimane insuperata.



Si vede comunque che l'argomento ultimamente è tornato in voga, perchè Netflix a sua volta ha prodotto una serie, che non so se sarà seguita da altre, e vuoi che non mi guardi pure quella? Ancora una volta sono i canadesi gli autori; la prima cosa da dire è che, delle tre, questa è certamente la produzione migliore sotto tutti gli aspetti tecnici. A livello di sceneggiatura sono stati aggiunti alcuni flashback sul passato di Anna e sono state fatte aggiunte e modifiche, il tutto allo scopo di essere più realistici; la cosa funziona, la conseguenza è che si vira decisamente sul drammatico. Anche la Anna di questa versione, ovvero la quindicenne irlandese Amybeth McNulty, è molto brava, così come gli altri interpreti (mi è piaciuta molto Geraldine James, ovvero la Marilla più bisbetica di sempre). Alla fin fine però continuo a preferire la versione del 1985, con Anna che mi faceva morire dal ridere.

mercoledì 25 ottobre 2017

Il fratellastro -Lars Saabye-Christensen


«Grazie mille!»
Ero in punta di piedi. Mi allungai il più possibile e presi il resto, venticinque centesimi. Esther si sporse dallo stretto sportello, mise la mano grinzosa tra i miei riccioli biondi e ve la lasciò per un po'; non che a me facesse particolarmente piacere, ma non era nemmeno la prima volta, perciò cominciavo a farci l'abitudine.

Ecco un libro con la L maiuscola. Un Signor Libro, insomma, e non solo per via delle settecento e rotte pagine. Si tratta di un romanzo complesso che analizza una famiglia un po' particolare, dalle dinamiche strane, e soprattutto scava nel rapporto fra i due fratellastri (che hanno la madre in comune), rapporto che non è chiaro da definire. Il minore, Barnum, che è anche la voce narrante, è insieme affezionato e intimorito, il fratellastro del titolo, ovvero Fred, pare oscillare tra amore e odio. Fred è davvero difficile da inquadrare; è nato dallo stupro della madre ad opera di uno sbandato proprio il giorno che la Norvegia festeggia la fine della Seconda Guerra Mondiale. La donna si chiude nel mutismo e non racconta nulla di quanto le è successo, solo la nonna intuisce che ci sia qualcosa che non va e il medico ubriacone si accorge della gravidanza solo quando è troppo tardi. Così nasce Fred che, circondato dall'omertà famigliare, finisce per capire dalle chiacchiere dei vicini  che nella sua venuta al mondo c'è qualcosa di oscuro. E' questo probabilmente che sta alla base del suo comportamento distaccato, a tratti ostile, come di uno che, odiando sè stesso, desideri essere odiato anche dal resto del mondo. Barnum invece è figlio di un matrimonio legittimo; il padre è un avventuriero più bravo con le parole che con i fatti, un uomo a suo modo affascinante che conquista sua madre malgrado la statura molto al di sotto della media. Lo stesso Barnum eredita la bassa statura, cosa che lo assillerà per tutta l'infanzia e l'adolescenza. Ci sarebbe da dire anche delle donne (sua madre, sua nonna, la sua bisnonna), ma non ha senso che stia a fare un racconto dettagliato della trama. Basti dire che si è trattato di una lettura profonda e coinvolgente, riflessiva eppure in qualche modo leggera, grazie allo stile quasi delicato con cui vengono narrate vicende spesso tragiche. Vivamente consigliato. 

lunedì 23 ottobre 2017

Poldark: chi era costui?


Quando ero in Inghilterra, mi capitò tra le mani un ospuscolo con un itinerario nei luoghi dov'era stato girato Poldark. Il nome mi suonava familiare ma in quel frangente non riuscii a ricordare chi fosse. Tornata a casa, ho scoperto che si tratta del protagonista di una serie di libri scritti dal popolare (all'estero) Winston Graham e da noi inediti fino a poco tempo fa. Questo Winston Graham è anche l'autore di Marnie, da cui venne tratto l'omonimo film di Alfred Hitchcock. Dalla saga di Poldark era già stata tratta una serie televisiva tra il 1975 e il 1979, e dev'essere per via di questa che il nome mi suonava familiare. A dire il vero non ricordo di averla vista, ma ero molto giovane all'epoca e l'avrò dimenticata. Comunque sia, c'erano elementi a sufficienza perchè mi incuriosissi e decidessi di vedere la serie nuova, prodotta a partire del 2015 e arrivata alla terza stagione (la quarta dovrebbe andare in onda l'anno prossimo). Agli inglesi ho sempre invidiato gli sceneggiati della BBC (vedi anche Sherlock) e la visione di questi episodi ha rafforzato tale sentimento.


La storia è incentrata su Ross Poldark che, dopo essere stato spedito come soldato a combattere durante la Guerra d'Indipendenza americana come punizione per la sua condotta sconsiderata, torna a casa e scopre che il padre è morto e le sue proprietà sono abbandonate; per giunta la fidanzata sta per sposare suo cugino. Per nulla abbattuto a causa della pessima situazione economica, si rimbocca le maniche e tenta di riaprire una delle miniere di sua proprietà, cosa che non sarà facile a causa di un nemico che farà di tutto per rompergli le uova nel paniere; anche la sfiga ci mette di suo. Riguardo alla vita privata, Poldark sposa una giovane popolana che ha raccattato per strada da ragazzina e che ha tenuto come serva presso la propria casa, Demelza. La giovane si dimostra preziosa per il suo buon cuore e per l'altrettanto buonsenso.


Ottimo il cast, che vede Aidan Turner nei panni di Poldark ed Eleanor Tomlinson in quelli dei Demelza. Si è anche voluto rendere un omaggio alla prima serie, il cui di allora protagonista Robin Ellis qui appare come un rigido giudice. So che la prima serie ha avuto un grandissimo successo; non sono in grado di fare paragoni e francamente al momento non ho voglia di sbattermi per cercarla. Mi accontento di questa che mi piace molto anche per i luoghi bellissimi in cui è stata girata, per non dire che apprezzo lo stile sobrio, dimostrazione che si può dire tutto senza necessariamente mostrare le chiappe XD

sabato 21 ottobre 2017

Il palazzo del vicerè


E' il 1947 e l'Inghilterra ha ufficialmente annunciato il suo ritiro dall'India. Per sbrigare tutte le questioni legate a questa partenza, viene inviato a Delhi il nuovo vicerè, Lord Mountenbatten, che arriva insieme alla moglie e alla figlia. Lord Mountenbatten è un uomo retto che vuole fare del suo meglio, ma si ritrova con una bella gatta da pelare. Difatti è in corso un cruento conflitto tra indù, sikh e musulmani; questi ultimi insistono perchè l'India venga divisa su basi religiose mentre gli indù vogliono mantenere l'unità. Da principio Lord Mountenbatten è di quest'idea, ma quando il conflitto aumenta egli si convince che l'unica maniera per fermare le violenze sia consentire la secessione, tanto che anche la data in cui l'Inghilterra cederà la sovranità al nuovo governo indiano viene anticipata. Purtroppo questo non servirà a nulla e addirittura Lord Mountenbatten scoprirà che la faccenda della secessione era già stata decisa due anni prima.


Confesso che il motivo che mi ha spinto ad andare a vedere questo film è stato la presenza di Gillian Anderson (che per me sarà sempre la mia amata Dana Scully) e solo in un secondo tempo ho realizzato che la regista Gurinder Chadha è la stessa che ha diretto quel piccolo cult che è Sognando Beckham. Indirettamente coinvolta in questa tragedia (per via della nonna), Gurinder Chadha ha voluto fare un resoconto accurato alternando vari livelli: la grande storia, ovvero quella fatta dai personaggi reali, e la storia d'amore tra l'indù e la musulmana che vuole essere una metafora del tutto. In mezzo ci stanno i cinquecento tra segretari, valletti, cuochi, soldati, ecc. che lavorano presso il palazzo del vicerè e che costituiscono un microcosmo esemplare dell'intero paese, riproducendone i conflitti così come i gesti di umanità e le assurdità burocratiche. Detto questo, il film non ha guizzi particolari e l'unica cosa veramente degna di nota è la bravura degli interpreti.

giovedì 19 ottobre 2017

il nuovo Sherlock


Considerato che leggo gialli fin dall'adolescenza, è sbalorditivo che non abbia mai affrontato sir Arthur Conan Doyle. Sospetto che il motivo sia nato proprio in quei teneri anni formativi poichè a quei tempi Sherlock Holmes aveva principalmente il volto di Peter Cushing, attore certamente bravo ma che non mi piaceva, e quindi lo associavo automaticamente al famoso detective finendo per farmi passare la voglia di leggere i libri. Ok, sono sempre in tempo, immagino che in biblioteca li abbiano. Invece ero curiosa di vedere la nuova serie prodotta dalla BBC in anni recenti, sia perchè ne avevo sentito parlare bene, sia perchè il protagonista è Benedict Cumberbatch che secondo me è bravissimo (e buonissimo, ma questo è un altro discorso e poi è questione di gusti XD). Questa serie, che finora è arrivata alla quarta stagione e conta anche uno speciale, è ispirata in maniera piuttosto libera al lavoro di Conan Doyle; mantiene alcuni elementi distintivi, però penso che si possa considerare una cosa a sè stante. A me è piaciuta molto e ho concluso che forse ciò è dipeso dalla mia ignoranza della materia originale; non ho idea di come l'abbiano accolta i fan duri e puri dei libri, per dire.

lunedì 16 ottobre 2017

perseverare è diabolico


Siccome dopo aver fatto una cazzata bisogna giustamente farne un'altra, sabato scorso ho varato la mia seconda mostra fotografica. Per motivi di budget l'ho fatta nello stesso posto dell'altra volta, ovvero la libreria delle signore simpatiche, ed ho pure riciclato le stesse cornici. Mi sarebbe piaciuto cambiare, ma siccome per me tutto ciò è solo un costo, mi è sembrato meglio accontentare il mio ego col minimo sindacale. Venendo alla mostra, avevo pensato di farla già poco dopo essere tornata dal Giappone, ma a decidere quali foto esporre ci ho messo mesi. Alla fine ho pensato di focalizzarmi su un aspetto in particolare, ovvero quelle cose che si incontrano nei templi e nei santuari e che agli occhi di noi occidentali appaiono in qualche modo strane. La seconda cosa difficile da decidere è stata se dare alla mostra un risvolto didascalico descrivendo per filo e per segno ognuna di queste cose o se lasciare ai visitatori la meraviglia dell'ignoranza. Avrei preferito quest'ultima opzione, ma poi ho pensato che magari qualcuno avrebbe voluto approfondire e così ho trovato una soluzione di compromesso producendo un catalogo ricco di spiegazioni per i più curiosi. Una mia amica ha tentato di convincermi a stamparne un tot per metterli in vendita, ma siccome non sono nè Henry Cartier-Bresson nè Creso, ho valutato che non valeva la pena spendere soldi per poi ritrovarmeli tutti invenduti. Invece mi sono divertita con il programma per l'impaginazione delle foto e ne ho fatti fare giusto un paio (uno me lo tengo per ricordo). Di nuovo niente inaugurazione e a questo giro anche niente caramelle. Non ho nemmeno creato l'evento su Facebook, limitandomi a postare la locandina sul mio profilo a beneficio di tre-quattro persone (delle quali probabilmente solo una verrà, le altre abitano lontano), tanto come visitatori vanno bene i quattro gatti dell'altra volta. Dopotutto, continuo a non essere una photographer XD