martedì 21 marzo 2017

Presunto terrorista -Leif GW Persson


«Si è fatto vivo il collega inglese» disse il direttore generale a Lisa Mattei. Era lunedì 11 maggio. Fu così che tutto ebbe inizio, e comportò anche la fine di qualcos'altro.

Non ho bazzicato molto questo autore e quindi dovrei esimermi dai giudizi a meno di non aver letto prima la sua opera omnia, però siccome siamo ancora in un paese in cui è possibile esprimere liberamente la propria opinione, mi permetto di dire che non mi entusiasma. Potrebbe essere soltanto colpa del trauma dell'essere passata da Atene a Stoccolma, per quanto quest'ultima città sia molto meno algida di quanto pensassi, ma è anche vero che altri autori svedesi mi piacciono di più. Il libro affronta un tema di grande attualità, ovvero la minaccia di un attentato terroristico; si sa chi ne sarà l'autore e quindi parte una campagna di sorveglianza nei confronti suoi e della sua numerosa famiglia. Parrebbe tutto sotto controllo, ma spesso le cose troppo semplici hanno dei risvolti inaspettati; per esempio, ecco che spunta una talpa all'interno dei servizi segreti. Do atto all'autore per aver affrontato l'argomento mostrando alcuni risvolti che ho trovato interessanti.

lunedì 13 marzo 2017

generi di conforto



Non capisco bene perchè in questo periodo va così; forse sono stata troppo brava nei primi due mesi dell'anno, forse non ho ancora metabolizzato l'ennesima cattiva notizia, forse è colpa della sensazione che, per quanti sforzi io faccia, le cose restano invariate. Fatto sta che ultimamente non sto affatto facendo la brava. Cammino molto meno, ho voglia di mangiare schifezze, mi dedico ad un ozio accanito e guardo film che so già che mi faranno piangere come una fontana. Malgrado ciò non ritengo che ci sia troppo da preoccuparsi: il malumore prima o poi mi passa e ho fatto una dieta talmente sana negli ultimi due anni che qualche stecca di cioccolata non porterà grossi danni. Ricomincerò anche a camminare, se non altro perchè l'ozio alla lunga mi annoia. Quindi per un po' mi concedo ancora ai miei generi di conforto, in attesa che il mio umore torni abbastanza buono da farmi accontentare di un piatto di insalata.

mercoledì 8 marzo 2017

mai una gioia


Quando facevo la contabile, la mia commercialista mi diede un saggio consiglio:
«Se non ti vengono i conti, disse, esci e vai a farti una passeggiata per schiarirti la mente.»
Il suggerimento è valido anche quando ho qualche pensiero fisso che mi rode; se esco a fare una passeggiata, al ritorno mi sento più leggera. Ecco perchè, vista l'arterio degli ultimi giorni, per oggi pomeriggio avevo programmato di tornare a Gabicce a fare foto e scaricare l'arterio passeggiando sulla spiaggia. Peccato che proprio per oggi qualcun altro abbia programmato uno sciopero dei treni, per cui la mia bella gita è andata a quel paese. In compenso è tutta la mattina che sto chiusa in casa ad aspettare il fantomatico tecnico che dovrebbe sostituire il contatore del gas, come da comunicazione inviataci. Che venga, ci credo quando lo vedo, intanto passo il tempo facendo lavori socialmente utili come stirare. Proprio una gran gioia, insomma.

lunedì 6 marzo 2017

piove piove...


La gatta però non fa le ove, ma le nanne sul mio letto, quindi fra poco dovrò sloggiarla, che è ora di andare a dormire. Ha diluviato fino a poco fa, e riflettevo che mi piace molto quando piove forte di notte e io me ne sto qui alla scrivania, con la sola luce della lampada da tavolo; mi godo il rumore dello scroscio e magari una puntata di quegli sceneggiati coreani che mi piacciono tanto. Oggi ho rimesso in moto un baraccone che avevo fermato anni fa; certe cose tocca di affrontarle prima o poi. A me riesce benissimo procrastinare, però quando mi viene la fretta vorrei che tutto fosse finito senza nemmeno doverlo fare cominciare. Discorso complicato da fare a quest'ora di notte, quindi lasciamo perdere... La settimana si prospetta dunque impegnativa; la buona notizia è che infilerò anche una buona dose di piacere in tutto questo dovere, operazione necessaria a salvaguardare una certa sanità mentale. In realtà ho da poco concluso che sono incapace di uscire da certe dinamiche, quindi tanto vale accettarle come parte del mio karma e farmene una ragione. Sono convinta che ci sia un motivo per tutto, anche se a volte occorrono anni per capirci qualcosa. Se non altro ho imparato a stare calma, che per una sempre piena di arterio come me è già un bel miglioramento.

venerdì 3 marzo 2017

nudo bruco


Una volta volevo fare la traduttrice di libri, sarà per questo che l'argomento ancora mi interessa. Una buona traduzione è un'arte che deve tenere conto di diversi fattori: mantenere lo stile del testo originale, trasmettere il significato, ma al contempo farlo nel rispetto della lingua in cui si traduce. Dev'essere per via dell'insegnamento del mio professore di greco e latino al liceo se da sempre ammiro chi possiede questa abilità. Il mio prof infatti assegnava un puntino (segno per lui di distinzione) a chi, traducendo una versione, riusciva a rendere perfettamente il senso in italiano pur discostandosi da quella che sarebbe stata la traduzione letterale (che pure pretendeva di vedere scritta tra parentesi). Ricordo di averne presi almeno un paio di quei puntini, per me motivo di orgoglio. Da quando ho cominciato a studiare il giapponese, mi sono resa conto delle difficoltà che presenta tradurre questa lingua, non solo per via della costruzione sintattica, ma anche per la presenza di tutta una serie di espressioni che in italiano non esistono e che, se tradotte letteralmente, risultano pesanti e/o risibili. Difficile trovare l'equilibrio giusto tra la fedeltà al testo e una tradizione piacevole; credo sarebbe sensato, in molti casi, mettere qualche nota a margine per spiegare certe espressioni e quindi usarne di affini nella nostra lingua, senza accanirsi troppo. Diverso è il discorso del doppiaggio, dove non è che si possono mettere note a margine; a maggior ragione però dovrebbe prevalere il buonsenso, buonsenso che evidentemente manca al signore che produce perle come quella riprodotta nell'immagine di apertura (tratta da un anime dello Studio Ghibli). Sarà innegabilmente stato fedele al testo, ma ne è uscita una supercazzola da manuale. Comunque sia, mi è venuto da scrivere questo post perchè al momento sto leggendo un libro giapponese e il mio livello di sofferenza si assesta intorno al 70%, sia perchè è saltato fuori che il testo non è stato tradotto dal giapponese, ma dalla relativa traduzione inglese (quindi è facile capire quanto si possa essere perso per strada), sia perchè il traduttore tiro fuori espressioni antiquate che non rendono esattamente agevole la lettura. Sì, lo so che sono la solita lamentosa pignola, ma nudo bruco non si può sentire...


martedì 28 febbraio 2017

febbraio ansioso


In realtà le cose sono state meno catastrofiche di quanto non sembrino dal titolo, diciamo solo che ultimamente non sono stata del tutto tranquilla e rilassata. Intanto c'era il viaggio ad Atene con l'incognita che i vecchietti di famiglia si facessero venire un coccolone poco prima che partissimo, costringendoci a rinunciare, o mentre eravamo via. Per fortuna è andato tutto bene sia qui che in Grecia. Poi ci sono stati problemi di tipo fiscale. I primi non mi coinvolgevano direttamente (per quanto mi riguarda, si erano già accaniti alcuni mesi fa, ma avevo dimostrato la mia estraneità ai fatti); i secondi invece sono affar mio e non posso sfangarla. Ormai è certo che dovrò vendermi anche il secondo rene (dopodichè li ho finiti, quindi alla prossima mi darò alla prostituzione). Devo dire però che non tutto il male viene per nuocere, in quanto queste vessazioni mi hanno fatto decidere di sistemare certe cose entro l'anno. Di tempo ce n'è a sufficienza, perciò spero di chiudere il 2017 con diverse rogne in meno. In generale però non posso dire che febbraio sia stato un mese negativo: ho continuato a camminare e ho fatto le mie uscite fotografiche. Ho anche preso una decisione, sempre di tipo fotografico, che mi ha portato a compiere un ulteriore passo; si tratta però di embrioni e quindi al momento preferisco non anticipare nulla per timore che non si sviluppino. Diciamo solo che sono stata soddisfatta per aver almeno provato ad osare.

venerdì 24 febbraio 2017

L'assassina - Alexandros Papadiamantis


Sdraiata accanto al focolare, con gli occhi chiusi e la testa appoggiata allo stipite del camino, la vecchia Chadula, che tutti chiamavano Frangojannù, non dormiva, ma stava sacrificando il sonno presso la culla della sua nipotina ammalata. La madre della neonata s'era da poco assopita in quel suo misero giaciglio posto al livello del suolo.

Da alcuni anni il marito ha preso l'abitudine, in vista di un viaggio all'estero, di dedicarsi alla lettura di autori di quel paese per immergersi meglio nella cultura del posto, per questo motivo sono due mesi che ho la casa piena di libri greci. Solitamente non mi immischio, a meno che egli non mi segnali un testo in particolare (a questo giro, per esempio, siamo diventati entrambi fan entusiasti di Petros Markaris, del quale riparlerò). Questo libro qui l'ho letto perchè il marito ha detto che era carino. Cioè, carino... La storia è piuttosto cruda, altro che carina! Ambientata su un'isola nella seconda metà dell'Ottocento, vede come protagonista la sessantenne Chadula che, ossessionata dalle condizioni delle donne, diventa un'assassina di bambine. La vita certamente non è facile per nessuno, men che meno appunto per le donne che, come lei stessa, prima sono serve dei genitori, poi del marito e dei figli. Inoltre le figlie femmine vanno maritate con accompagnamento di dote, diventando un peso economico non indifferente per le famiglie già povere. Diciamo che a Chadula dà di volta il cervello, ma al contempo cerca di razionalizzare le proprie azioni. Il paradosso è che la polizia si insospettisce per un annegamento alla quale lei è estranea. Finirà prevedibilmente male. Sì, il libro mi è piaciuto, ma non lo definirei certo carino; forse la parte che ho apprezzato di più è il racconto della fuga di Chadula perchè svoltasi tra la natura selvaggia dell'isola.

lunedì 20 febbraio 2017

cartoline da Atene


Guchi si è presa il raffreddore, così è compito mio fare una breve cronaca del viaggio ad Atene che abbiamo fatto in tre: io, lei e il marito. Tranquilli, il ménage à trois ha funzionato benissimo, perchè il marito era molto concentrato sulle rovine del Partenone. Per lui e per me era la prima volta in Grecia, mentre Guchi c'era stata quasi trent'anni fa, quando era una giovane fanciulla fresca di maturità classica per la quale fu come recarsi in Terra Santa. Tuttavia, essendo ultimamente affetta da Alzheimer, è stata la prima volta anche per lei, visto che non ricordava nulla e che quel poco che ricordava nel frattempo è cambiato.


Dunque Atene, per quel che abbiamo visto perchè non l'abbiamo certo girata tutta, ci è apparsa piena di gatti randagi (molto bene), cani randagi (molto male), graffiti (alcuni belli, quindi bene), negozi chiusi e case diroccate (è la crisi, signora mia!), mendicanti che attaccavano bottone in greco e persone che si offrivano di aiutarci a trovare la strada perduta (non si sa in cambio di cosa), souvenir pacchiani (la sagra del cattivo gusto), traffico intenso e vigili fischiettanti (tanto che, tornati a casa, anzichè avere l'impressione di stare nel casino come al solito, ci è sembrato che Bologna fosse un mortorio).

l'Acropoli in una giornata grigia e molto ventosa: ho rischiato seriamente di volare via

questa è l'Agorà e quello che si vede in alto è il tempio di Efesto,
uno dei templi dorici meglio conservati al mondo

Da bravi secchioni, non ci siamo fatti mancare nemmeno un rudere, mentre abbiamo avuto più moderazione riguardo ai musei, quando non sono stati i musei stessi ad essere moderati, vedi le molte sale chiuse al Museo Archeologico Nazionale (Guchi ci è rimasta malissimo perchè non le hanno fatto vedere le sale ellenistiche, con tutti quei glutei sodi). 

il Partenone è venuto sfocato, sorry!

Dal colle di Filopappo si gode una vista magnifica sull'Acropoli, tanto che non paghi di esserci stati di giorno, abbiamo voluto tornarci anche l'ultima sera del nostro soggiorno per vederla illuminata. Per fortuna che i cani randagi di cui sopra lì non c'erano e quindi abbiamo fatto avanti e indietro senza incidenti, grazie anche alla torcia del cellulare che ancora una volta ha dimostrato di essere l'unica cosa utile di quei dannati aggeggi.

il tempio di Poseidone

il mare ha un colore bellissimo!

Non ci siamo fatti mancare la gita fuori porta che con due ore di autobus all'andata e due al ritorno ci ha portati a Capo Sounion. Qui abbiamo scorrazzato avanti e indietro godendoci anche un magnifico tramonto e mangiando due sacchetti di biscotti artigianali (perchè bisogna pur supportare le attività locali, no?). Per fortuna siamo riusciti ad ammirare il tempio in pace prima che venisse invaso da due scolaresche. Il marito è rimasto impressionato dalla colonia di pernici che si aggiravano tra le rocce, mentre Guchi è stata eletta fotografa ufficiale del sito perchè tutti le chiedevano di far loro una foto (forse per il fatto che, avendo ben due macchine fotografiche al collo, sembrava sapere il fatto suo); io invece ho rischiato di nuovo di volare via.

sembra di stare nelle Cicladi, invece...

Una cosa che non ci saremmo mai aspettati di trovare ad Atene è stato un angolo tanto particolare come il piccolo quartiere di Anafiotika. Si trova sotto l'Acropoli, ma pare di stare su un'isola per via delle architetture fatte di stradine strette e case bianche. Il motivo di questa particolarità è che il quartiere venne appunto costruito da immigrati dell'isola di Anafi, giunti ad Atene per lavorare come muratori.


E siccome non ci piace tralasciare nessun aspetto, ci siamo pure fatti una passata al Primo cimitero di Atene, dove si trovano tombe d'epoca e anche sepolcri di personaggi famosi come Demis Roussos, Theo Angelopoulos e Melina Merkourī, ma poichè le lapidi erano tutte scritte in greco e non ci capivamo una cippa, l'unica tomba VIP che abbiamo individuata è stata quella di Heinrich Schliemann (che non ho capito come ha fatto a finire sepolto ad Atene, visto che è morto a Napoli...).

giovedì 9 febbraio 2017

spiagge invernali


Se dovessi dirti quali sono i miei posti preferiti, le spiagge in inverno sarebbero tra i primi tre. Si tratta di una scoperta relativamente recente che devo alla mia passione per la fotografia. La zingarata invernale su spiaggia cominciata un po' per caso e con una macchina fotografica al collo è ormai diventata un'abitudine consolidata (e la macchina fotografica al collo non manca mai).


Non amo il rumore e la confusione, quindi per me passeggiare in riva al mare in gennaio e febbraio, quando di gente ce n'è pochissima, corrisponde a uno di quegli stati di grazia che mi rimettono in pace col mondo. Certo, scelgo di andare un giorno fra settimana, perchè se c'è il sole i fine settimana sono più affollati. Dalle mie parti il mare si raggiunge facilmente e i pendolari della domenica lo prediligono per le loro gite.


Martedì scorso ho trovato una spiaggia più deserta del solito e proprio per questo l'ho apprezzata ancora di più. Me ne stavo da sola con le onde di un mare un po' agitato, la sabbia bagnata per le piogge del giorno precedente rendeva molto agevole camminare e la luce dell'ora che precede il tramonto donava al paesaggio delle tonalità molto belle. Mi è rimasta la voglia di tornarci, prima che i giorni diventino troppo lunghi.

martedì 7 febbraio 2017

Arrival


Che strano film! La stranezza in realtà si nota più verso la fine, perchè all'inizio di strano c'è giusto il fatto che dodici oggetti alieni si sono materializzati in dodici diverse parti della terra e non si sa perchè. Effettivamente la cosa è parecchio inquietante, tanto più che con questi alieni non si riesce a comunicare perchè emettono suoni incomprensibili. Per cercare di parlarci viene reclutata Louise Banks, una geniale linguista, che insieme a uno scienziato, Ian Donnelly, cerca un punto d'incontro. Sfidando i rigidi protocolli dell'esercito e senza sapere bene che cosa rischia, Louise riesce ad instaurare una sorta di dialogo con le creature che nel frattempo sono state battezzate eptapodi.

Louise alle prese con la strana scrittura degli alieni

Mentre interagisce con gli alieni, Louise ha spesso dei flashback che riguardano sua figlia, morta da poco per un male incurabile. E' solo una coincidenza o c'è qualche significato recondito? Per fortuna il film è di quelli che sul finale forniscono la spiegazione del caso e non di quelli che mi lasciano con un bel palmo di naso a chiedermi se sono tarda a non capire nulla. Per come la vedo io, la morale del film ha a che fare con il coraggio di vivere, che significa accettare consapevolmente sia le grandi gioie che i grandi dolori.


Mi è piaciuta molto Amy Adams che interpreta Louise e che avevo già apprezzato in Big Eyes di Tim Burton. Del cast fa parte anche il sempre più grande Forest Whitaker.

lunedì 6 febbraio 2017

La deviazione - Gerbrand Bakker


Una mattina presto vide i tassi. Erano vicini al cerchio di pietre che aveva scoperto da un paio di giorni e a un tratto aveva desiderato rivedere l'alba. Le aveva sempre ritenute creature pacifiche, un po' lente e timide, invece combattevano e sibilavano. Quando si accorsero di lei si ritirarono senza fretta tra le ginestre spinose fiorite.

C'è qualcosa di lievemente inquietante in questo libro, come se, pagina dopo pagina, ci si aspettasse una bomba che esplode. Forse perchè tutto è così calmo e silenzioso. Il presupposto è in qualche modo simile a quello de Il Pozzo: uno scandalo di natura sessuale spinge una donna a fuggire in campagna. Il resto però è del tutto diverso, intanto perchè la donna custodisce un altro segreto e poi perchè quasi nessuno viene a turbare il suo isolamento. Spunta ad un certo punto un ragazzo, una sorta di gatto randagio che si insedia a casa sua come se un po' gli appartenesse, e intanto in Olanda il marito della donna cerca di rintracciarla, pur sentendo dentro di sè che vivere senza di lei non sarebbe poi questa tragedia. Il finale è adeguato, lo stile rende perfettamente lo stato d'animo della donna. Una lettura che mi è piaciuta e che mi sono centellinata come un bicchiere di buon vino.


domenica 5 febbraio 2017

La La Land


Chiaramente è colpa della menopausa se sono andata a vedere questo film perchè non sono mai stata tipo da musical, per non dire che quanto più un film viene osannato, tanto più tendo a storcere il naso dato che va quasi sempre a finire che resto delusa. Dunque questa pellicola, essendo un musical ed essendo stata ricoperta di premi e di lodi, era fortemente a rischio delusione. 

Ryan Gosling ed Emma Stone

La trama di per sè è piuttosto esile: Sebastian, un pianista jazz che sogna di aprire il proprio locale, e Mia, aspirante attrice, s'incontrano, s'innamorano, cercano di realizzare i propri sogni ma, paradossalmente, il loro rapporto s'interrompe proprio a causa del successo raggiunto. Se devo dire la verità, sono arriva quasi alla fine chiedendomi il motivo di tutti quei premi e quelle lodi. D'accordo, mi sono piaciute le musiche, anche se ho l'impressione che i due protagonisti siano più bravi a recitare che a cantare. Emma Stone comunque la trovo adorabile (non mi fate parlare di Ryan Gosling invece, che sennò succede che mi devo rimettere a spiegare che su questo blog esprimo giudizi soggettivi e non oggettivi XD), però francamente il tutto mi è sembrato un po' troppo inconsistente. Gradevole e ben fatto, certo, però boh. Quella che salvo su tutto è la scena finale, che non racconto per non spoilerare e che, sempre a causa della menopausa, mi ha fatto venire i lucciconi. Il finale di un film spesso è fondamentale; mi è capitato di vedere bei film rovinati da un pessimo finale o pellicole che ho patito fino a che appunto il finale non me le ha fatte apprezzare. Potrei dire che in una certa misura questo è il caso di La La Land e mi chiedo se non è stato lo stesso per tutti quelli che hanno dato premi e cantato lodi.

sabato 4 febbraio 2017

giallo in salsa tzatziki

attenzione: le seguenti recensioni sono in ordine cronologico di lettura; di solito cerco di leggere i libri di una serie in ordine cronologico di pubblicazione, ma ho fregato i primi al marito che invece all'ordine non ci aveva fatto caso.


Prima serata. Francia-Grecia: 0-1
"Sveglia, Seitaridis... Henry ti è scappato!... Ti è andata bene che l'hai messa di lato. sarai anche un talento, ma devi lavorare parecchio ancora... Dellas, sei un dio! Gli hai fregato le mutande a Zizou!


Storie di ordinario degrado che vedono protagonisti gli ultimi: immigrati, ma anche greci impoveriti. La parola non viene mai pronunciata, ma è chiaro che la colpa è della crisi. A volte spunta fuori il commissario Charitos, del quale ho appena fatto la conoscenza, ma che mi è stato subito simpatico perchè è uno di quelli che vedono ben oltre il proprio naso e che, grazie alla propria elasticità, riescono a fare giustizia, oltre che a fare rispettare la legge. Markaris è stato definito il Camilleri greco, forse per motivi di marketing; di certo però l'umanità del suo Charitos non è certo inferiore a quella del nostro Montalbano.




Sono sedute una di fronte all'altra su due poltrone dallo schienale basso e i braccioli di legno. Su un tavolino davanti a loro è acceso un televisore delle dimensioni di un vecchio computer, ma loro non guardano lo schermo: hanno gli occhi chiusi e la testa inclinata su un lato. Fuori, l'accordéon di un immigrato suona un valzer di quelli che un tempo ai matrimoni davano inizio alle danze.

Mi è piaciuto particolarmente questo giallo, forse più per tutto il contesto che per la vicenda criminosa in sè, che comunque risulta originale e interessante. Il killer infatti uccide degli evasori fiscali sullo sfondo della grave crisi economica greca e del contesto di corruzione che affligge da sempre la società. Da un lato ci sono le persone comuni che si arrabattano per sopravvivere e talvolta cedono alla disperazione, dall'altra i soliti furbi che sguazzano nel denaro guadagnato in maniera disonesta. Il tutto suona molto familiare e questo è probabilmente un altro elemento che me l'ha fatto piacere. Ho anche fatto meglio la conoscenza del commissario Charitos che racconta in prima persona e che arricchisce la storia con le proprie riflessioni. Dunque Petros Markaris viene promosso a pieni voti.




Tutto è iniziato con un sussulto quasi impercettibile, come se qualcuno corresse al piano di sopra.
"Terremoto!" grida Adriana in preda al panico. Epidemie, terremoti e cataclismi vari sono la sua specialità.
"Ma va' a quel paese!" replico sollevando lo sguardo dal vocabolario del Dimitrakos sul quale sto leggendo il lemma "ferale" = funebre, luttuoso, nulla a che vedere con "feriale" = attinente alle ferie, periodo di riposo per lo più estivo.

Il terremoto che apre il secondo romanzo del ciclo del commissario Charitos porta alla luce il cadavere di un ammazzato; poco dopo ad Atene viene ucciso un noto faccendiere. Le cose apparentemente non sembrano in relazione, ma piano a piano vengono fuori elementi che dimostrano i legami fra le due vittime. Servirà tutto l'acume di Charitos per fare luce su una vicenda intricata e dai risvolti inaspettati. Ritrovo qui un Charitos più giovane, mentre lo stile di Markaris (anche grazie all'ottima tradizione) risulta accattivante e divertente, tanto che spesso pare di guardare un film. Apprezzo anche la complessità della trama, spesso fatta di colpi di scena e scatole cinesi, cosa che mi sembra una caratteristica di questo autore. 




La gatta siede davanti a me, sulla panchina di fronte, e mi guarda. Tutti i pomeriggi me la ritrovo qua, a controllarmi. I primi giorni mi guardava con sospetto, pronta a darsela a gambe non appena avessi fatto la mossa di avvicinarla. Ma da quando si è convinta che di lei non mi importa nulla, ha smesso di interessarsi a me e non è più venuta meno al suo contegno per causa mia.

Reduce da un colpo d'arma da fuoco, il commissario Charitos è caduto preda dell'apatia e delle grinfie dell'iperprotettiva moglie. A riscuoterlo è il suicidio in diretta televisiva di un imprenditore di successo, oltre che la prospettiva di perdere il lavoro. Incaricato di indagare in maniera ufficiosa durante il periodo di convalescenza per malattia, si troverà davanti al solito intricato mistero. Molto bella anche questa storia che, oltre alla mera trama gialla, non manca di fare anche una sorta di critica sociale.