giovedì 13 aprile 2017

meglio tacere 2 (ma questa volta io non c'entro!)


Mentre rimescolo tra i calzini, la signora rimprovera l'ambulante che si è rivolto in arabo al suo giovane collega.
«Gli devi parlare in italiano, così impara.»
L'uomo la guarda e tace. Lei insiste:
«Siete in Italia, dovete parlare italiano. Parlate in italiano anche tra di voi, così imparate tutti.»
L'ambulante ribatte che il ragazzo parla italiano meglio di lui, ma la donna non si arrende.
«E allora perchè non parlate italiano anche fra di voi, così capiamo tutti quello che dite?»
A quel punto, fossi stata io, avrei chiuso la discussione con un vaffanculo (in arabo o in italiano, non importa), mentre l'uomo, che è gentile ma evidentemente tenace, fa notare alla signora che comunque lui parla quattro lingue (arabo, italiano, spagnolo e francese) mentre noi italiani quasi sempre ne parliamo solo una (e spesso a sproposito, aggiungerei). La signora, per nulla impressionata, continua a ribadire che siamo in Italia e quindi si deve parlare tutti in italiano.
Non so chi a vinto, perchè a quel punto me ne sono andata.


mercoledì 12 aprile 2017

Post scriptum - Alain Claude Sulzer


Non era lui che sua madre chiamava. «Tobias!», stava chiamando invece, Tobias che giocava a nascondino coi figli dei vicini e che però non la sentiva o non voleva sentirla, e non rispondeva.

Difatti Tobias era appena annegato. Comincia col trauma che determina il corso della vita del protagonista questo bel romanzo che, se dovessi definirlo con una parola sola, chiamerei malinconico. A parte il prologo e il finale, il racconto si divide tra la Svizzera del 1933 e la New York del 1949. Il protagonista è il più popolare attore di lingua tedesca dell'epoca, Lionel Kupfer (personaggio inventato che si muove tra altri invece realmente esistiti, non ultimo Luchino Visconti) ed ha due segreti che corrispondono ad altrettanti gravi difetti per l'epoca: è ebreo e omosessuale. Mentre trascorre una vacanza in un albergo di montagna, l'ascesa al potere di Hitler pone fine alla sua carriera; trasferitosi in America, non ottiene che ruoli da comparsa, trascorrendo il tempo perso nei ricordi della sua brillante vita precedente e dei suoi amanti. La malinconia è appunto il sentimento che prevale, ma lo fa fin da subito, quando il mondo non è ancora precipitato nel caos, quasi come se per Lionel la felicità non fosse un'opzione realistica. Il finale non è tragico, malgrado le premesse, lascia anzi aperto uno spiraglio per i lettori più ottimisti. Il tutto mi è piaciuto molto perchè apprezzo questo stile, evocativo ma non gridato, costellato di eventi tristi ma non melodrammatico. Molto misurato, insomma, come una ricetta dagli ingredienti perfettamente dosati.

sabato 8 aprile 2017

la signora Cavolo Nero


Mi piace molto andare al mercato, a parte il sabato mattina che c'è in giro anche il porco, soprattutto se è una bella giornata di primavera con Pasqua alle porte. Tutti a fare compere e a cercare di ingombrare il suolo pubblico nella maniera più irritante possibile. Se si è fortunati, alla faccia della privacy si possono cogliere interessanti brandelli di conversazione, come il tizio che chiede all'amico aggiornamenti su di un reato del quale è stato vittima (furto?) e l'amico gli risponde che ha chiamato i Carabinieri per avere notizie e sono stati loro a chiedere a lui se aveva delle novità. Alla faccia della giustizia fai da te, insomma. Intanto ho raggiunto l'ortolana, alla quale avevo chiesto di mettermi da parte le prime fragole della sua produzione perchè al momento ne ha ancora poche e io esco di casa tardi, perciò rischio che quando arrivo le ha già vendute tutte come giovedì scorso. Mi consegna il sacchetto e mi cade l'occhio sul biglietto all'interno: signora Cavolo Nero. In effetti, visto che non sa il mio nome, è naturale che affidi la memoria della mia persona a qualche elemento distintivo e lo scorso inverno ho comprato più cavolo nero dell'intera città di Firenze.

mercoledì 5 aprile 2017

Lo zio Oswald - Roald Dahl


Mi coglie, di nuovo, la voglia di rendere omaggio a mio zio Oswald. Parlo ovviamente del defunto Oswald Hendryks Cornelius, l'intenditore, il buongustaio, il collezionista di ragni, scorpioni e bastoni da passeggio, l'esperto di porcellane cinesi, il seduttore di donne e senza grandi dubbi il maggior fornicatore di tutti i tempi.


Adoro Roald Dahl fin da quando l'ho scoperto, molti anni fa, come autore di libri per bambini. Adoro sia la sua fantasia che la sua scorrettezza politica, perciò non mi ha meravigliato leggere questo suo romanzo per adulti che gronda umorismo e porcherie. In effetti mi sono sganasciata dal ridere dall'inizio alla fine. Il fantomatico zio Oswald racconta come ha costruito la propria fortuna: prima vendendo l'antesignano del Viagra, poi procacciandosi lo sperma di uomini famosi per costruire una banca del seme esclusiva da rivendere alle loro ricche ammiratrici. Di certo un grande esercizio di immaginazione, oltre che un grandissimo spasso.

lunedì 3 aprile 2017

meglio tacere


Vorrei che mi spiegassi che genere di destino è quello per cui ogni cosa che desidero e che si avvera finisce in realtà per ritorcersi contro di me, se sono io che sbaglio desiderio o se è proprio una presa per il culo cosmica, con Dio che siede nella sua poltrona di nuvole e sghignazza, ah ah ah, guarda quella cogliona della Guchi che si credeva di avere ottenuto quello che voleva e invece ora si macera nell'arterio. Che sono testona lo so, che voglio fare le cose a modo mio, o tutto o niente, pure, perciò che dici?, è colpa del fatto che talvolta mi stufo del niente che ho e credo di stringere in mano tutto che sbaglio a valutare la situazione e ci resto male? C'è chi dice che per essere felici non bisogna avere aspettative, benedetto chi ci riesce, ammesso che esista. Io faccio una gran fatica a ricacciare la speranza nel fondo del cassetto, ma quella regolarmente mi rimbalza sul naso, sempre a sproposito ahimè. Devo concludere che non ho abbastanza fortuna o che la fortuna da sola non basta; dovrei veramente abbassarmi a seguire certe dinamiche se voglio ottenere certi risultati, però continuo a rifiutarmi di farlo perchè il mio orgoglio me lo impedisce (o forse non è orgoglio, è un misto di pigrizia e mancanza di autostima). Di conseguenza, conoscendo la cura e rifiutandomi di sottopormici, dovrei in alternativa abbracciare la mia malattia e non lamentarmene; di solito lo faccio anche, a parte le volte in cui, come questa mattina, mi fanno andare giù la catena.

venerdì 31 marzo 2017

marzo pidocchioso


L'aggettivo del titolo si riferisce al mio umore, in quanto il mese di per sè non lo sarebbe stato pidocchioso, visto che ho pur fatto le mie gite e ho incontrato persone piacevoli a cui voglio bene, ma tutti conoscono la teoria del bicchiere mezzo vuoto/mezzo pieno: la quantità dell'acqua è la stessa, la percezione cambia. Così, essendo stata scoglionata per quasi tutto il mese, ho apprezzato meno del solito le cose. Ammetto comunque di aver passato una bella giornata a Milano: bella non solo per il tempo e per le cose viste, ma soprattutto per la compagnia di due amici ai quali sono molto affezionata. 


Il cattivo umore non mi ha nemmeno impedito di sganasciarmi dalle risate allo spassoso spettacolo di marionette ad opera della compagnia Karromato di Praga. Non solo marionette, ma anche ombre cinesi; piene di umorismo le scene con le prime, delicate e poetiche le seconde. Sono anche riuscita a tornare al mare; ho scelto nuovamente Gabicce, e almeno per quel pomeriggio ho dimenticato le rogne. La spiaggia era ancora piacevolmente deserta, ma i giorni si sono allungati troppo e l'insieme sta perdendo la sua aria malinconica.



Ero indecisa se andare a vedere la mostra 10 Years Old a Modena in quanto si trattava del riassunto delle puntate precedenti; vado spesso a Modena per le mostre fotografiche e quindi pensavo di avere già visto la maggior parte delle opere esposte. Tuttavia, siccome era pronta una partita di rullini che avevo mandato a sviluppare, anzichè farmeli spedire ho deciso di farmi una breve gita. Alla fine la mostra meritava, sia perchè diverse cose mi erano evidentemente sfuggite, sia perchè fa comunque piacere rivedere le cose belle. Già che c'ero, ho fatto anche sosta alla gelateria Pomposa che ormai è diventata una meta fissa, visto quanto sono deliziosi i suoi gelati.



In occasione delle Giornate del FAI il marito mi ha portato a Fognano all'istituto Emiliani, la cui più notevole particolarità è la suora che si sposta in monopattino e che da sola valeva la visita. Anche tutto il resto però è stato sbalorditivo per via delle dimensioni; si vede che avevano spazio da vendere! Avessero costruito i cinesi, ci avrebbero fatto una città di ventimila abitanti, altro che i 180 posti letti attualmente disponibili XD 



L'ultima gita del mese è stata una scappata di un pomeriggio a Santarcangelo di Romagna, dove ho inutilmente cercato di produrre qualcosa in vista della Roid Week che si avvicina. Anche se fotograficamente è stato un mezzo fallimento, visto che pure quel giorno ero abbastanza agitata, ho constatato di nuovo quanto sia terapeutico allontanarsi da casa e dall'arterio.

giovedì 30 marzo 2017

la tartaruga rossa


Diretto dell'olandese Michaël Dudok de Wit e coprodotto dallo Studio Ghibli, questo film di animazione muto (a parte qualche rara esclamazione) è uno di quegli oggetti che vanno presi per come vengono, senza stare troppo a sforzarsi di darvi un senso. Si potrebbe quindi pensarlo come una favola o come un sogno, limitandosi a godere della bella animazione e del ritmo lento. La storia è quella di un naufrago che approda su di un'isola deserta. Costruisce una zattera, ma quando arriva al largo una misteriosa entità gliela distrugge, costringendolo a tornare all'isola. La cosa si ripete altre volte e infine l'uomo scopre che la responsabile è un'enorme tartaruga rossa. Quando la bestia viene a riva, egli si vendica prendendola a bastonate e capovolgendola, lasciandola poi a morire sulla spiaggia. Uno strano sogno però lo fa pentire ed egli tenta di rianimare la tartaruga, la quale invece si trasforma in una donna che diventerà la sua compagna e dalla quale avrà anche un figlio. Eccetera eccetera, tsunami compreso. Non direi che questo è un film da bambini, almeno non da bambini piccoli; ritengo anzi che sia piuttosto rivolto a un pubblico più adulto. Confesso però che non mi è chiaro il messaggio che vuole dare, ammesso che ce ne sia uno. 

mercoledì 29 marzo 2017

La bella e la bestia


E' ormai chiaro che le mie facoltà mentali stanno svaporando e quindi ci sta che sia andata a vedere questo film. Oltretutto mi piace Emma Watson (dei tre potteriani è sempre stata la mia preferita) e quei due film di Billy Condon che ho visto li ho apprezzati molto. Da quel che mi è parso di capire, il film ricalca fedelmente il cartone animato; mi fido di ciò che ho letto perchè il cartone manco ricordo se l'ho mai visto. Ad ogni modo, avendo saputo tra l'altro che a dare le voci agli oggetti animati c'erano fior fiore di attori, ho ben pensato di andarlo a vedere in versione originale, con la convinzione che ci fossero i sottotitoli. Alla prima battuta di essi sprovvista mi è venuto un rapido attacco di panico per la serie mi tocca sciropparmi due ore di film senza capire un cazzo, e invece sono rimasta meravigliata perchè ho capito l'90% del parlato e il 70% del cantato. Questo fatto mi ha permesso di godermi la visione al 100%, se vogliamo restare in odore di percentuali.


La messa in scena è stata molto godibile, con costumi e scene davvero belli, animazione impeccabile, musiche gradevoli e attori tutti bravi (sia quelli che recitavano in carne ed ossa, sia quelli che hanno prestato la voce e hanno mostrato il volto solo negli ultimi cinque minuti). La Watson si conferma una delle giovani promesse del cinema inglese, inoltre è stato piacevole rivedere Kevin Kline, ormai alla soglia della settantina. Sempre secondo quanto ho letto prima di uscire di casa, questo film segnerebbe l'esordio nel mondo Disney di un personaggio gay (in realtà ce ne sono due), cosa che avrebbe provocato il divieto di visione ai minori di sedici anni in Russia, mentre in Malesia il taglio di una scena che secondo i censori era troppo esplicita (si vedevano i due uomini ballare per tipo cinque secondi XD) ha fatto sì che la Disney decidesse di ritirare il film. A me sembrano le solite paranoie prive di senso, in quanto di certo l'attenzione dei bambini sarà catturata più dal candelabro parlante che si vede per quasi tutto il tempo che non da qualche breve inquadratura queer. A parte che se fosse vero che certe cose si trasmettono per imitazione, la popolazione infantile si trasformerebbe piuttosto in altrettante Peppa Pig XD

lunedì 27 marzo 2017

La vita secondo banana - P P Wong


«Devi essere contenta che la gatta sia in un posto migliore.Se fossimo nel Guangdong, adesso si troverebbe nella pancia di un contadino.»

Fin dalla prima frase è chiaro che al centro di questo libro c'è lo scontro di culture. E non solo, anche quello con la nonna, severa e glaciale, dalla quale la protagonista di questa bellissima storia, Xing Li, va a vivere insieme al fratello quando muore la madre. Xing Li e Lai Ker sono quelli che i cinesi chiamano banane: gialli fuori, ma bianchi dentro, perchè anche se il loro aspetto esteriore li classifica inevitabilmente come stranieri, in realtà loro sono nati e cresciuti in Inghilterra e, di fatto, sono perfettamente uguali ai loro coetanei dalla pelle bianca. Xing Li si trova ad affrontare molte difficoltà; non solo diventa oggetto di bullismo nella nuova scuola, ma anche a casa si sente oppressa e incompresa. La nonna però non vuole che il suo bene e alla fine si scoprirà che se è diventata la donna anaffettiva del presente è per via dei traumi che lei stessa ha subito in passato. Mi è piaciuto moltissimo questo libro, anche perchè apprezzo sempre di poter vedere le cose da un punto di vista differente. Io che ho la pelle bianca infatti non posso nemmeno cominciare a immaginare che cosa provano gli stranieri che vivono accanto a me, ancor di più i giovani che qui sono nati ma che noi continuiamo a vedere come soggetti alieni.


martedì 21 marzo 2017

Presunto terrorista -Leif GW Persson


«Si è fatto vivo il collega inglese» disse il direttore generale a Lisa Mattei. Era lunedì 11 maggio. Fu così che tutto ebbe inizio, e comportò anche la fine di qualcos'altro.

Non ho bazzicato molto questo autore e quindi dovrei esimermi dai giudizi a meno di non aver letto prima la sua opera omnia, però siccome siamo ancora in un paese in cui è possibile esprimere liberamente la propria opinione, mi permetto di dire che non mi entusiasma. Potrebbe essere soltanto colpa del trauma dell'essere passata da Atene a Stoccolma, per quanto quest'ultima città sia molto meno algida di quanto pensassi, ma è anche vero che altri autori svedesi mi piacciono di più. Il libro affronta un tema di grande attualità, ovvero la minaccia di un attentato terroristico; si sa chi ne sarà l'autore e quindi parte una campagna di sorveglianza nei confronti suoi e della sua numerosa famiglia. Parrebbe tutto sotto controllo, ma spesso le cose troppo semplici hanno dei risvolti inaspettati; per esempio, ecco che spunta una talpa all'interno dei servizi segreti. Do atto all'autore per aver affrontato l'argomento mostrando alcuni risvolti che ho trovato interessanti.

lunedì 13 marzo 2017

generi di conforto



Non capisco bene perchè in questo periodo va così; forse sono stata troppo brava nei primi due mesi dell'anno, forse non ho ancora metabolizzato l'ennesima cattiva notizia, forse è colpa della sensazione che, per quanti sforzi io faccia, le cose restano invariate. Fatto sta che ultimamente non sto affatto facendo la brava. Cammino molto meno, ho voglia di mangiare schifezze, mi dedico ad un ozio accanito e guardo film che so già che mi faranno piangere come una fontana. Malgrado ciò non ritengo che ci sia troppo da preoccuparsi: il malumore prima o poi mi passa e ho fatto una dieta talmente sana negli ultimi due anni che qualche stecca di cioccolata non porterà grossi danni. Ricomincerò anche a camminare, se non altro perchè l'ozio alla lunga mi annoia. Quindi per un po' mi concedo ancora ai miei generi di conforto, in attesa che il mio umore torni abbastanza buono da farmi accontentare di un piatto di insalata.

mercoledì 8 marzo 2017

mai una gioia


Quando facevo la contabile, la mia commercialista mi diede un saggio consiglio:
«Se non ti vengono i conti, disse, esci e vai a farti una passeggiata per schiarirti la mente.»
Il suggerimento è valido anche quando ho qualche pensiero fisso che mi rode; se esco a fare una passeggiata, al ritorno mi sento più leggera. Ecco perchè, vista l'arterio degli ultimi giorni, per oggi pomeriggio avevo programmato di tornare a Gabicce a fare foto e scaricare l'arterio passeggiando sulla spiaggia. Peccato che proprio per oggi qualcun altro abbia programmato uno sciopero dei treni, per cui la mia bella gita è andata a quel paese. In compenso è tutta la mattina che sto chiusa in casa ad aspettare il fantomatico tecnico che dovrebbe sostituire il contatore del gas, come da comunicazione inviataci. Che venga, ci credo quando lo vedo, intanto passo il tempo facendo lavori socialmente utili come stirare. Proprio una gran gioia, insomma.

lunedì 6 marzo 2017

piove piove...


La gatta però non fa le ove, ma le nanne sul mio letto, quindi fra poco dovrò sloggiarla, che è ora di andare a dormire. Ha diluviato fino a poco fa, e riflettevo che mi piace molto quando piove forte di notte e io me ne sto qui alla scrivania, con la sola luce della lampada da tavolo; mi godo il rumore dello scroscio e magari una puntata di quegli sceneggiati coreani che mi piacciono tanto. Oggi ho rimesso in moto un baraccone che avevo fermato anni fa; certe cose tocca di affrontarle prima o poi. A me riesce benissimo procrastinare, però quando mi viene la fretta vorrei che tutto fosse finito senza nemmeno doverlo fare cominciare. Discorso complicato da fare a quest'ora di notte, quindi lasciamo perdere... La settimana si prospetta dunque impegnativa; la buona notizia è che infilerò anche una buona dose di piacere in tutto questo dovere, operazione necessaria a salvaguardare una certa sanità mentale. In realtà ho da poco concluso che sono incapace di uscire da certe dinamiche, quindi tanto vale accettarle come parte del mio karma e farmene una ragione. Sono convinta che ci sia un motivo per tutto, anche se a volte occorrono anni per capirci qualcosa. Se non altro ho imparato a stare calma, che per una sempre piena di arterio come me è già un bel miglioramento.