domenica 21 gennaio 2018

Tutankhamun


Da ragazzina ho passato il mio periodo egiziano. Qualcuno mi aveva regalato un libro sui tesori della tomba di Tutankhamon, inoltre il prof di lettere ci aveva fatto leggere Civiltà Sepolte di C. W. Ceram. Quella di Tutankhamon in particolare era una storia che mi affascinava: pensa che bello trovare una tomba piena di oro e farlo a dispetto di tutti quelli che per anni ti hanno detto e ripetuto che non c'era più nulla di interessante da scoprire! Lessi anche altri libri sull'argomento, non ultimo uno che speculava sulla presunta maledizione che avrebbe colpito coloro che si erano permessi di violare il sonno del misterioso faraone adolescente, poi passò un po' di tempo e finì lì, anche se nel corso degli anni visitare le sale egizie dei vari musei in cui mi sono recata è rimasto un grande piacere.


Non potevo quindi non vedere questa miniserie che vede come protagonista Howard Carter, il cocciuto archeologo scopritore appunto della tomba di Tutankhamon. Le quattro puntate coprono un arco temporale di due decenni partendo dal 1905, quando Carter mandò a quel paese un gruppo di turisti francesi perdendo il lavoro. Qualche anno dopo conobbe Lord Carvarnon, ricco e appassionato di reperti egizi; il loro sodalizio andò avanti per molti anni, con una guerra mondiale di mezzo e malgrado momenti di crisi dovuti al fatto che Carter non riusciva a trovare nulla. La serie mi è piaciuta perchè secondo me è riuscita a rendere bene la passione e l'emozione di quegli anni, così come i contrasti fra i vari poteri; ho invece trovato del tutto superfluo l'introduzione di una storia d'amore - inventata di sana pianta - tra la figlia di Lord Carvarnon e Carter. Ci sarebbe anche da discutere sulla scelta dell'attore protagonista, ovvero quel bisteccone di Max Irons che aveva - e dimostrava - trentun anni per tutte e quattro le puntate, a dispetto del fatto che il vero Carter fosse quasi cinquantenne quando vide cose meravigliose.

il vero Howard Carter (sulla sinistra)
all'imbocco della tomba di Tutankhamun

giovedì 18 gennaio 2018

Little Women (piccole donne)


Da bambina lessi Piccole Donne e ne fui conquistata; lo rilessi da adulta e mi fece ribrezzo a causa di come veniva dipinto il ruolo della donna. Del resto è stato scritto a metà dell'Ottocento, è ovvio che ad una ragazza fosse richiesto solo di diventare una buona moglie e una buona madre. Da piccola non potevo cogliere queste sottigliezze e mi piacque invece l'affiatamento delle sorelle, forse perchè sono figlia unica e non ho mai potuto provare nulla del genere. Ovviamente Jo era la mia preferita, mentre detestavo talmente Amy che, se me la fossi trovata davanti, l'avrei presa a schiaffoni. Ci rimasi malissimo quando Jo friendzonò Laurie e ancor peggio quando lui finì per sposare proprio Amy. 

Laurie in lacrime dopo essere stato friendzonato
per la terza e ultima volta da Jo

La BBC l'hanno scorso ha condensato il libro di Louise May Alcott in tre puntate di un'ora ciascuna. Mi sono incuriosita e ho così visto questo adattamento che ha finito per piacermi molto. Penso che il merito sia del fatto che ci si è concentrati sulle vicende in sè e che non è quindi rimarcato come nel libro quello che dovrebbe fare una brava ragazza della sua vita. Poi sì, finisce che sono tutti felici, contenti e sposati con figli, a parte Beth che tira le cuoia come da copione. Oltre a un affiatato gruppo di giovani attori, appaiono anche alcuni veterani, per esempio una magnificamente incartapecorita Angela Lansbury nei panni della zia March.


lunedì 15 gennaio 2018

guardare serie TV solo perchè il protagonista è bonazzo


Lo streaming mi sta devastando. Oddio, è vero che anche prima di tempo davanti allo schermo del computer ne passavo parecchio lo stesso, tanto la sera non esco quasi mai e in fondo è diventato il sostituto della televisione che non guardo da anni. La differenza è che ho cambiato area geografica e dopo un periodo in cui vedevo esclusivamente film e serie coreane o giapponesi, ora vedo anche molte produzioni occidentali. Una delle serie che ho visto recentemente è Sleepy Hollow, tratta molto liberamente dall'omonimo racconto ottocentesco che ha ispirato anche altri lavori (uno su tutti: il film di Tim Burton che per me resta uno dei suoi migliori). Le prime due stagioni sono quelle che più vagamente hanno elementi del racconto, le seconde due se ne distaccano nettamente per seguire un altro filone. Sinceramente il mio interesse è andato via via calando, probabilmente perchè mi sono stufata della solita sequenza di mostri e demoni che vengono regolarmente sconfitti dagli eroici protagonisti anche nelle situazioni più disperate, ma sono comunque arrivata fino all'ultima puntata perchè mi sono presa una scuffia per Tom Mison in versione Ichabod Crane (trucco e parrucco gli donano moltissimo). Tra l'altro ho visto quante più puntate possibile in originale e penso proprio che la sua voce e il suo accento very british abbiamo ampiamente contribuito alla scuffia. E niente, dev'essere anche questa una conseguenza della menopausa.



venerdì 12 gennaio 2018

Guchi e le turbe adolescenziali


A volte mi capita di scegliere un film perchè mi piace il titolo, anche se del film stesso non so nulla. E' capitato con questo, pellicola irlandese del 2016 che, essendo stata doppiata, presuppone una distribuzione nazionale, ma o me lo sono dormito o è passato direttamente in TV. Comunque sia, si è trattato di una bella sorpresa. I protagonisti sono due sedicenni, allievi di un collegio maschile. Ned detesta frequentarlo perchè tutto gira intorno al rugby che lui non pratica e non gradisce; la sua diversità fa sì che tutti lo prendano in giro chiamandolo checca. Conor, il suo compagno di stanza, è appena arrivato e già si è conquistato l'attenzione e la simpatia di tutti perchè invece a rugby è bravissimo. Da principio i due si ignorano, poi finiscono per fare amicizia, ma salta fuori che Conor, diventato la stella della squadra del collegio, è omosessuale. Questo però è il genere di film che finisce bene e quindi sul finale non ci sono tragedie. Insomma, è una pellicola molto gradevole con una bella coppia di protagonisti che riesce nell'intento di dare un messaggio edificante.



Mentre vedevo questo film bello e delicato pensavo che una pellicola del genere è la perfetta antitesi della multisala. A parte che non ho idea se questo film è uscito o uscirà sugli schermi nostrani malgrado il fatto che il regista sia l'italiano Luca Guadagnino. Call Me by Your Name è l'ultimo di una trilogia (ma ciascun film fa da sè) ed è la storia di un amore che nasce tra il diciassettenne Elio e uno degli allievi di suo padre, Oliver. Quest'ultimo è stato invitato a trascorrere una vacanza-studio nella villa della famiglia che è un'isola cosmopolita nella campagna di Crema. E' l'estate del 1983, tutto scorre lento e sonnacchioso al ritmo della new wave; Elio è un adolescente molto dotato ma emotivamente confuso, difatti non appena si rende conto di provare qualcosa per Oliver, ecco che si porta a letto una coetanea. Oliver, dal canto suo, gli lancia dei segnali che inizialmente non vengono colti; alla fine però tra i due si fa chiarezza e inizia una relazione piena di passione che però si conclude quando Oliver fa ritorno negli Stati Uniti. Decisamente un ottimo lavoro che ho apprezzato molto ed il genere di film al quale continuo a ripensare anche dopo parecchio tempo.



Questo film parla di una diciassettenne che fa i capricci. Christine vive a Sacramento ma desidera fortemente andarsene, per questo, malgrado le finanze della famiglia non lo consentano, fa domanda di ammissione a diverse università della East Coast all'insaputa della madre con la quale è ai ferri corti. Snobba l'amica del cuore per stare con una ragazza ricca, odia il proprio nome e costringe tutti a chiamarla Lady Bird, detesta il liceo cattolico che frequenta e anche coi ragazzi non ha molta fortuna. Solo quando si troverà a New York come voleva capirà che in fondo stava benissimo dove stava prima. Film molto carino che ha vinto diversi premi. Guarda combinazione, l'attrice protagonista è quella Saoirse Ronan che ho visto di recente in L'ospite, mentre uno dei suoi ragazzi è interpretato da Timothée Chalamet, ovvero Elio del film di cui sopra.

martedì 9 gennaio 2018

Bright


Di solito le pellicole che prevedono la presenza di elfi ed orchi sono ambientate in epoche non precisate ma apparentemente medievali. Qui invece siamo in una Los Angeles contemporanea. L'agente Ward ha come collega l'orco Jakoby; lui è il primo della sua razza a fare il poliziotto e poichè gli orchi sono discriminati, la vita in polizia non è facile e lo stesso Ward vorrebbe sbarazzarsene. I due però finiscono coinvolti in un grosso pasticcio quando una setta segreta di elfi tenta di riportare in vita il Signore Oscuro; è l'occasione per imparare a fidarsi l'uno dell'altro superando i pregiudizi. 

Will Smith (Ward) e Joel Edgerton (Jakoby)

Non è certo un mistero che mi piaccia il genere fantasy e anche se preferisco l'ambientazione classica devo dire che ho apprezzato questa variazione sul tema. Il film si lascia guardare, sicuramente gli appassionati dell'adrenalina ne saranno rimasti soddisfatti. Anche a me è piaciuto, perchè se non altro riesce a dare spazio ai caratteri dei due protagonisti e al loro rapporto malgrado la continua concitazione. Questo genere di film però li trovo adatti giusto come scacciapensieri, alla fin fine non è che mi lasciano dentro qualche particolare emozione.

domenica 7 gennaio 2018

Napoli velata


Se c'è una cosa che mi fa arrabbiare è arrivare in fondo a un film o a un libro e non capirci un cazzo. E' il caso di quest'ultimo lavoro di Ferzan Özpetek, regista del quale non vedevo qualcosa da molti anni. Confesso infatti di avere una sorta di allergia al cinema italiano; lo so che Özpetek in teoria è turco, e difatti quelle cose sue che avevo visto mi erano piaciute molto, poi è successo come con lo Jägermeister, ma al contrario. Comunque sia, come definire questo film? La cronaca di un'ossessione? Un giallo? Un thriller psicologico? Boh. Il problema sta appunto nel finale, che quando pensi di averci capito qualcosa ti viene il dubbio di non aver capito niente. Vabbè, concludo perchè il film è sugli schermi in questo periodo, non sia mai che vado a rovinare la sorpresa a qualcuno. Niente da eccepire sul cast, l'ambientazione napoletana regala alcuni piacevoli siparietti folkloristici, la storia mi aveva anche intrigato fino a che non ci ho più capito un cazzo. Ah, questo lo avevo già detto, vero? E allora ciao. 

venerdì 5 gennaio 2018

L'ospite - Stephenie Meyer


Il nome del Guaritore era Acque Profonde.
Era un'anima, buona per natura: compassionevole, paziente, onesta, virtuosa e piena d'amore. L'ansia era un'emozione insolita, per lui.

No, non mi sono bevuta il cervello. Non del tutto almeno. Difatti questa scrittrice è l'autrice della celeberrima polpetta saga di Twilight e quindi è logico chiedersi se la Guchi non si sia completamente rincoglionita a leggere uno dei suoi libri. Il fatto è che un po' di tempo fa dovevo finire di spendere un buono e restavano solo pochi euro; non era facile trovare qualcosa per quella cifra, così mi sono messa a guardare nella sezione degli sconti su IBS. Mi è capitato sotto gli occhi questo titolo e prima di realizzare chi fosse l'autrice avevo già letto molte critiche entusiaste - il che in effetti non significa nulla, visto che di critiche entusiaste ne avranno ricevuto anche i vari Twilight dalle fan - poi ho buttato un occhio alla trama e ho visto che i vampiri non c'entravano e così ho deciso di accontentare la mia curiosità. Che dire? Il libro è stata una piacevole sorpresa. Si tratta di una storia che si può definire di fantascienza giusto perchè ci sono gli alieni, difatti ha come presupposto l'esistenza di una razza di parassiti che si spostano di pianeta in pianeta colonizzandoli. E come li colonizzano? Inserendosi come ospiti all'interno delle varie forme viventi. Ok, suona molto Invasione degli Ultracorpi, ma la cosa intrigante è che la Meyer ha scelto il punto di vista degli alieni invasori. Costoro, sbarcati sulla Terra, son convinti di fare del bene perchè gli esseri umani violenti ed egoisti verranno trasformati in una mandria di individui gentili che si preoccupano principalmente del bene altrui. Naturalmente gli esseri umani non sono molto d'accordo, ma la sopraffazione numerica degli alieni non lascia scampo; solo pochi sono ancora liberi e gli alieni si dannano per scovarli e ridurli alla mitezza. E qui entrano in gioco le protagoniste, ovvero l'umana Melanie e l'aliena Viandante; la seconda incontra non poche difficoltà a domare la coscienza della prima e infine viene travolta da ricordi ed emozioni al punto che ne diviene alleata e amica. Poi sì, c'è anche la polpetta amorosa, ma in questo caso penso si possa chiudere un occhio perchè credo che il punto sia piuttosto l'incontro con l'altro -in questo caso alieno - e la scoperta di quelle cose in comune che lo fa diventare uno di noi. La conoscenza in fondo sta alla base della convivenza civile, il superare il concetto dell'altro come nemico - anche se qui di certo gli umani ne hanno tutte le ragioni. Insomma, Stephenie Meyer promossa relativamente a questo romanzo, ma di leggere Twilight non se ne parla, tranquilli XD


Probabilmente per via della fama dell'autrice, da questo libro è stato tratto un film omonimo. L'ho voluto vedere malgrado il coro denigratorio al quale, ahimè, ora mi tocca di dare ragione. Nella trasposizione cinematografica si è perso moltissimo; del resto penso sia difficile tradurre in immagini una storia che si basa in larga parte su un dialogo interiore. Qui la voce di Melanie si fa più forte, al punto da controllare spesso il proprio corpo - cosa che nel libro avviene al massimo due volte - a differenza del romanzo in cui la protagonista assoluta è Viandante, e allo stesso modo si perdono tutte le interazioni tra i personaggi - non solo quelli principali (anche in questo caso comunque molta emozione è andata perduta). Insomma, tra film e libro non c'è paragone; avranno anche mantenuto gli episodi salienti, ma è come se avessero dimenticato di metterci tutto il condimento. Non so che impressione mi avrebbe fatto se l'avessi visto prima di leggere il libro, ma così posso solo concludere che ho sprecato due ore di tempo.

mercoledì 3 gennaio 2018

il perenne stand-by


Sottotitolo:
Va sempre tutto bene, va sempre tutto male.

Stavo pensando che l'anno appena trascorso è stato tutto sommato positivo - perlomeno non è stato troppo nocivo - ma come sempre l'impressione è che lo abbia passato ammazzando il tempo, sempre in attesa della conclusione di certe vicissitudini e della realizzazione di altre cose. Purtroppo non ho voce in capitolo sulle prime e i miei margini di manovra sulle seconde sono limitati dall'esito delle prime. Almeno per una cosa speravo che nel 2017 si sarebbe vista la conclusione, ma come al solito i miei progetti si sono miseramente infranti sugli scogli di questa realtà. In fondo non mi sembra di chiedere molto dalla vita; so bene che sarebbe stupido sperare che vada sempre tutto bene perchè non è così che funziona, ma premesso appunto che possano capitarci sia cose belle che cose brutte, vorrei almeno mettere alcuni punti fissi perchè continuando così resto perennemente ancorata a problemi che mi trascino da anni. Insomma, vorrei poter guardare avanti e basta, che tanto di rogne me ne capiteranno di certo anche di nuove, almeno seppelliamo le vecchie...

lunedì 1 gennaio 2018

i propositi per l'anno nuovo (leggasi: le pie illusioni)


Non so voi, ma a me un anno nuovo fresco fresco, ancora tutto da usare, mette sempre addosso una bella sensazione. E' importante assaporarlo al meglio fin dall'inizio. Per esempio, visto che a San Silvestro non faccio bagordi e arrivo a stento al brindisi di mezzanotte - giusto perchè il marito ci tiene - a Capodanno mi sveglio relativamente presto e mi godo il silenzio. Tutti sono ancora in preda a vari stadi di coma etilico o semplicemente tra le braccia di Morfeo, e la cosa che più di tutte si nota è l'assenza del fruscio delle auto sulla strada. Perciò apro la finestra o esco sul balcone e rimango lì qualche minuto, godendomi l'aria fresca e la quiete. Lo stesso risultato si ottiene anche la mattina di Natale, altra occasione che non mi faccio mai sfuggire. Insomma, quest'atmosfera bucolica oltre a farmi sentire bene, mi fa anche venire voglia di fare la brava, e così il mio cervello comincia a partorire la solita lista: andare a camminare, mettermi in dieta, fare gli esercizi per la schiena, ricominciare a studiare giapponese... Generalmente il tutto dura da due settimane a due mesi, prima che la pigrizia abbia il sopravvento. So molto bene che quest'anno non farà eccezione, eppure non riesco a evitare di formulare tutti questi propositi, è qualcosa di più forte di me.

domenica 31 dicembre 2017

dicembre culinario

seppie con la polenta di mais bianco

Cucinare mi piace da sempre, però in certi periodi mi capita di cedere alla pigrizia e quindi non mi impegno più di tanto, per non dire di quando fa caldo e non ho il coraggio di avvicinarmi ai fornelli. L'inverno è forse la stagione in cui mi impegno di più e questo dicembre non ha fatto eccezione perchè ho sperimentato nuove ricette, soprattutto di dolci. Tra l'altro ho provato a fare i cioccolatini e ne sono rimasta così soddisfatta che ho deciso di regalarli ad alcune persone per Natale. Ho fatto anche la marmellata di mele cotogne, per fortuna che è venuta buona perchè a sbucciare quelle maledette mele (che sono dure come il somaro) ci ho guadagnato una vescica.


A parte spignattare però non c'è stato molto altro. Già ero partita male, con un ritorno del mal di schiena causato dal fatto che non ho più fatto gli esercizi, con in più il viaggio in Belgio e il superlavoro natalizio che mi hanno dato il colpo di grazia. Per fortuna è stato il tipo di mal di schiena che richiede solo riposo, quindi mettendomi in modalità da ottantenne sono riuscita a procedere con la normale amministrazione. L'anno si è concluso nell'ozio, fondamentalmente.

venerdì 29 dicembre 2017

Wrath - John Gwynne




Mentre precipitava nell'aria, privo di peso, Veradis intravide a tratti la torre di Brikan e l'ancora furente Calidus, affacciato alla finestra, poi vide il fiume che, in basso sotto di lui, gli veniva incontro.

Ecco finalmente il quarto e ultimo volume della corposa saga di John Gwynne, i cui primi tre avevo recensito QUI e QUI. Questo è il libro in cui si tirano le somme, in cui si sa che si assisterà alla vittoria del bene (perchè così funziona il fantasy), ma se ne ignorano le modalità e i costi. Gwynne è stato piuttosto generoso con questi ultimi, finendo per accoppare i due terzi dei protagonisti. Sospendo il giudizio su questo, in quanto da un lato mi rendo conto che in guerra la perdita di vite umane è logicamente elevata e quindi questo sterminio suona realistico, dall'altro mi dispiace quando vengono a mancare personaggi che mi stanno simpatici o che ritengo non meritino di morire. Comunque questi sono punti di vista molto personali. Tornando al libro invece, confermo quanto già scritto in passato: è sicuramente un buon prodotto di intrattenimento e non mi pento affatto di averlo letto, però continuo a sentire la mancanza di un pizzico di qualcosa in più (l'altra volta l'avevo chiamata introspezione).

giovedì 28 dicembre 2017

la ruota delle meraviglie


Confesso che a questo giro stavo per disertare Woody Allen, viste anche le molte critiche negative lette a proposito di questo film, poi una mia amica l'ha proposto come occasione per vederci e dunque eccoci qua. Già sulla carta il film mi crea qualche problema: se da un lato la protagonista è Kate Winslet, attrice che mi è sempre piaciuta, dall'altro abbiamo Jim Belushi, che di per sè non mi dispiacerebbe nemmeno, non fosse che ogni volta che lo vedo mi torna in mente La Vita Secondo Jim e mi sale l'insofferenza, per non dire di Justin Timberlake. Justin Timberlake, seriously? Poi sì, parere personalissimo, che sennò tra poco si materializza nei commenti qualcuno che si mette a dire quanto lui è bello e bravo e quanto sono stronza io a sostenere il contrario XD  


Venendo al film invece, la storia è ambientata negli anni Cinquanta ed è quella di una donna di mezza età ancora piacente ma che affoga nell'insofferenza e nei sensi di colpa. Il primo marito infatti l'ha lasciata dopo che lei lo ha tradito, cosa che l'ha portata all'alcolismo, dal quale è uscita insieme al secondo marito; il figlio di primo letto ama fare falò in ogni angolo causandole ulteriore stress, così, come da copione, la donna trova una via di fuga innamorandosi di un bagnino più giovane di lei. Per lui è una storiella estiva, per lei è l'occasione di mollare tutto e rifarsi una vita; ci crede fino a quando non si materializza la figlia di suo marito che fa battere -questa volta seriamente - il cuore del bagnino. Non dirò come finisce, non sia mai che qualcuno lo va a vedere. Dunque, conclusioni: Kate Winslet molto brava, ma il suo personaggio non ha destato in me la minima simpatia. Il film, malgrado la sempre ottima colonna sonora e la fotografia da cartolina, mi ha fatto calare la palpebra (e giuro che la notte prima avevo dormito).